Fisco: nel mirino l’Iva delle vendite dei calciatori

28 gennaio 2012
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Le modalità di applicazione della normativa fiscale per l’acquisto dei giocatori sono da sempre un capitolo complicato. Molte sono le «voci» che compongono il costo finale (o il prezzo che si paga, a seconda del punto di vista). Talvolta, poi, entrano in campo i complessi meccanismi delle normative tributarie internazionali, diverse da Paese a Paese. A complicare il quadro è poi il meccanismo di «cessione in compartecipazione». È proprio su questo aspetto che il fisco avrebbe acceso il proprio faro. Il nodo tecnico è più complesso di quello che potrebbe apparire dalla semplificazione giornalistica: nella realtà quella che viene raccontata come la cessione a metà di un calciatore è la sintesi di una vendita al 100% con il diritto di partecipare per il 50% del valore della cessione agli ulteriori effetti patrimoniali dovuti alla titolarità del contratto (in pratica al valore della vendita successiva). Sul tema – secondo indiscrezioni – c’è da parte dell’Agenzia delle Entrate una lettura diversa rispetto alle regole finora seguite in base alle regole della Federcalcio che sarebbero state predisposte anche in base alle indicazioni arrivate dalla Commissione di Vigilanza della Società di Calcio (Covisoc) guidata nel recente passato da un tributarista internazionale di calibro, Victor Uckmar.

Intanto nel match contro il fisco italiano, Diego Armando Maradona deve registrare ancora un ko. È stata infatti rigettata la «sospensiva» del debito di oltre 38 milioni di euro. La sezione 17 della commissione tributaria provinciale di Napoli, presidente il magistrato Gaetano Annunziata, non ha accettato le richieste del nuovo collegio difensivo del Pibe de Oro. Maradona resta debitore: l’udienza per discutere il merito è stata fissata per il prossimo 5 aprile.

 

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