Brent, sale prezzo al barile e prospettive di crescita

1 febbraio 2011
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Come molti si attendevano nelle ultime sedute, il muro psicologico dei 100 dollari al barile del Brent europeo è stato sfondato, cosa che non accadeva da quando era iniziata la recessione internazionale, in seguito alla crisi dei sub-primes, dall’ottobre 2008.

Al momento, il prezzo al barile viaggia sopra i 100 dollari, intorno a 100,44, seppure è sceso leggermente dal picco di circa 100, 70 dollari.

Uno dei motivi del rialzo è da ricondurre alla debolezza del dollaro, il quale dopo un fine seduta di venerdì in recupero, torna a deprezzarsi contro la moneta unica, su valori di circa 1,3750, rispetto a 1,36 circa di venerdì.

Dollaro debole e prezzo del greggio forte: sembra una legge stabile, e in effetti poche volte si smentisce. Ma la crescita del prezzo del Brent è dovuta anche e soprattutto ad alcune dinamiche di fondo strutturali, che poco hanno a che vedere con l’episodicità della debolezza del biglietto verde.

Primo, la ripresa dell’economia tra i Paesi maggiormente consumatori di petrolio ha fatto registrare da mesi una crescita dei prezzi, che si sono via via adeguati al rialzo della domanda, elevandosi significativamente dal minimo dei 44 dollari circa, raggiunto in piena crisi, nell’anno 2009; sebbene siamo ancora lontani dal picco massimo di 144 dollari al barile, di fine estate 2008, appena prima dello scoppio della bolla immobiliare negli USA.

Secondo, i Paesi Opec hanno lasciato intendere che non avrebbero più accettato un greggio sotto i 90 dollari al barile, e ufficialmente l’Iran ha chiesto che il prezzo di riferimento sia di 100 dollari. E’ probabile, così, che i rubinetti siano stati un pò richiusi, per fare lievitare i prezzi. E il Brent ne segue le dinamiche.

Terzo, il fattore climatico sta incidendo non poco. Il forte freddo sulla parte nord-orientale degli USA ha fatto impennare la domanda di carburanti e problemi di produzione in Alaska e nel Golfo del Messico ristretto l’offerta.

Quarto, il fattore geopolitico. La crisi di Tunisia ed Egitto e le conseguenze sul mondo arabo (si parla già di Siria) comporta una prospettiva incerta sui livelli di produzione di greggio, nel futuro prossimo.

Tirando le somme del ragionamento, chi oggi volesse investire, avrebbe a disposizione l’acquisto di futures sul greggio, che dovrebbero rendere, soprattutto nel breve termine.

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