Forex euro/dollaro, moneta unica ai massimi da 2 mesi

2 febbraio 2011
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Mercato dei cambi favorevole alla moneta unica, con un rapporto tra euro e dollaro che stamattina ha raggiunto quota 1,3860, per poi stabilizzarsi verso quota 1,3810, dopo una seduta già positiva di ieri, in cui un euro veniva scambiato a circa 1,3750.

Molti analisti non escludono che gli attuali livelli, ai massimi da due mesi, possano alzarsi ulteriormente, sfondando la barriera ormai psicologica di 1,39.

Sulle ragioni di questo trend rialzista in favore dell’euro, che si va apprezzando da almeno due-tre settimane contro il biglietto verde, diverse le spiegazioni.

Anzitutto, va ricordato che il trend in discesa dell’euro era inziato a novembre, per effetto delle tensioni sui mercati finanziari europei, soprattutto dopo il caso Irlanda e l’acuirsi della crisi debitoria della Grecia. Fino ad allora, infatti, il tasso di cambio euro/dollaro era stabilmente oltre il rapporto di 1,40. Nelle ultime settimane, invece, il clima sui mercati ha subito una virata positiva, grazie alle garanzie approntate dai governi europei e alla prospettiva sempre meno probabile di crisi di liquidità per i Paesi periferici dell’Eurozona, sostenuti da interventi più o meno coordinati tra BCE, UE e persino la Cina.

Quanto alla debolezza del dollaro, invece, le ragioni sono molto più strutturali e riguardano i fondamentali economici e la politica monetaria e valutaria dell’amministazione Obama.

Il deficit cronico della bilancia commerciale, infatti, mentre in passato veniva compensato dal forte avanzo sul fronte dei capitali, oggi la politica dei tassi zero non attira capitali e rischia anzi di provocare il deflusso degli investimenti, soprattutto in considerazione della già annunciata strategia di svalutazione del dollaro, rispetto ad alcune valute mondiali.

Ciò porta il dollaro, direttamente e per via indiretta, a subire pressioni al ribasso del suo valore, rispetto alle valute principali, per cui potremmo dire che il trend di breve periodo, fatta la tara di possibili nuovi focolai di tensione sui mercati del Vecchio Continente, resta negativo per il dollaro e positivo per l’euro, sebbene pesino sulla moneta unica le incertezze di una ripresa pur sempre debole, necessaria per alleggerire il peso del debito sui bilanci pubblici.

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