Paradisi Bancari e Paradisi Fiscali

25 novembre 2008
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Per molti, i termini Paradiso Bancario e Paradiso Fiscale sono sinonimi per indicare il medesimo fenomeno, ossia un vantaggio tratto da persone fisiche o giuridiche, in territori esteri, tramite un sistema impositivo nullo o particolarmente favorevole unito ad un assetto bancario caratterizzato dalla più assoluta riservatezza.

Tuttavia non è propriamente così, in quanto le due realtà potrebbero non coincidere necessariamente. Vi sono ad esempio paesi caratterizzati da segreto bancario forte (Svizzera e Austria) ma non per questo paradisi fiscali e vi sono paesi che, pur non essendo caratterizzati da una forte impermeabilità bancaria, offrono notevoli vantaggi fiscali a persone fisiche (Montecarlo e Andorra) o a persone giuridiche (Irlanda, Cipro o le isole del Canale).

In generale un Paradiso Bancario è un paese che permette di esercitare nel suo territorio attività di banking e finanziaria nella più totale riservatezza, garantendo così un segreto forte.

Invece il Paradiso Fiscale è un luogo in cui ottimizzare le esigenze reddituali e fiscali.

La scelta di un paradiso bancario o fiscale non può prescindere dall’esistenza nel territorio di un contesto capace di assicurare alcune variabili fondamentali quali in primo luogo l’affidabilità politica e la sicurezza dello stato. Infatti è praticamente inconcepibile lo spostamento di capitali in uno stato avente possibilità di colpi di stato o rivoluzioni che ne sovvertano le regole  o anche sorprese sgradite come confische privatizzazioni o restrizioni sulla circolazione del capitale. Utile è pure valutare che vi sia una rete di infrastrutture adeguate alle diverse esigenze e che il posto sia facilmente raggiongibile con mezzi di trasporto quali macchine o aerei. In ultimo ma non da ultimo è fondamentale verificare la presenza di un consolidato sistema giuridico capace di garantire la riservatezza desiderata.

Tutte quante le banche devono mantenere la riservatezza in merito agli affari dei propri clienti, tuttavia è proprio il grado accordato alla riservatezza che caratterizza i paradisi bancari. Tale grado deve essere molto elevato e contemplato in modo esplicito attraverso specifiche leggi presenti nel codice civile e/o penale dei vari stati. Situazioni giuridiche queste che conferiscono al segreto bancario ulteriore legittimazione e comportano, in caso di violazione, un regime sanzionatorio di natura penale.

Tuttavia la sicurezza non può essere mai al 100% causa anche episodi gia visti di corruzione di dipendenti delle società o limitazioni dovute all’introduzione di alcuni regimi di trasparenza (Svizzera, Lussemburgo e Austria) atti a prevenire la movimentazione di denaro indirizzato ad organizzazioni criminali ad esempio di stampo terroristico. Tali controlli sono stati introdotti dopo gli attentati terroristici dell’11 settembre 2001 e anche il Lichtenstein è stato convinto ad alzare barriere contro la criminalità.

Differente è il tema della cooperazione internazionale con i paradisi bancari nelle situazioni di carattere civile o fiscale. Se nel campo civile si riscontra una tendenza a valutare il singolo caso, nel capo fiscale si denota invece una quasi totale impermeabilità. I paesi maggiormente reticenti sono quelli che basano il loro vantaggio competitivo proprio su un sistema bancario di tipo blindato alle autorità fiscali di altri stati. Solo davanti a reati penali (come frode fiscale) alcuni paradisi bancari dimostrano una maggiore apertura in fatto di cooperazione.

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