La crisi in Egitto scalda le commodity

6 febbraio 2011
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Materie primeLa crisi in Nord Africa, che in questi giorni ha il suo apice in Egitto, ha spinto il petrolio oltre la soglia dei 100 dollari al barile, seppure ancora di molto al di sotto del record a 146 segnato nel luglio 2008. La cosa rilevante è però che anche altre commodity sono state influenzate dal clima di paura e incertezza che aleggia nell’aria.

Già in fase di trend positivo, le commodity non hanno fatto altro che scaldarsi ulteriormente con la crisi egiziana andando a segnare nuovi record. In particolare si fanno notare il cotone e il frumento. Il primo in un solo mese registra un aumento del 19% e il 3 febbraio fa registrare il massimo storico intraday a 1,8122 dollari la libbra sul mercato dei futures al New York Mercantile Exchange. Per il frumento si registra invece un brusco arresto. Tutto questo perchè l’Egitto è un grosso esportatore di cotone ed un importatore di frumento e la sua rituazione potrebbe compromettere i commerci internazionali e le produzioni.

Con un mercato delle commodity in ascesa nll’ultimo anno, l’Egitto rischia di aggiungere benzina su un fuoco gia esistente. Il frumento ha fatto gia registrare un +110%, il mais un +87%, i semi di soia un +59% e lo zucchero un +22% che lo conduce ai massimi degli ultimi 30 anni. A tutto questo si aggiunge ora inoltre il timore per la chiusura del Canale di Suez che non farebbe altro che peggiorare la situazione in atto.

Da non dimenticare resta sempre l’influenza dell’aumento di queste commodity sul mercato al consumo, dove i prezzi sono spinti al rialzo soprattutto in economie già a rischio. Il Food Price Index elaborato dalla FAO è salito mediamente del 3,4% a causa dei rialzi di tutte le componenti ad eccezione del prezzo della carne che risulta invariato.

Secondo diversi analisti, nonostante i ripetuti rialzi messi a segno fino ad ora, il mercato delle materie prime, con particolare attenzione per grano e semi di soia, potrebbe ancora mostrare segni di rialzo fino al mese di giugno, sia come conseguenza di eventi esterni sia come risultato delle speculazioni internazionali.

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