Balzo dei noli delle superpetroliere con la chiusura del Canale di Suez

7 febbraio 2011
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PetrolieraLe tensioni in Egitto fanno ben sperare gli armatori di navi da cari e in particolare di petroliere. Se queste dovessero sfociare in una chiusura del Canale di Suez, i noli marittimi si troverebbero a compiere un balzo verso l’alto, portando una ventata d’aria fresca a un settore abbastanza depresso nell’ultimo paio d’anni.

Attraverso il Canale di Suez sono oltre 1 milione i barili che ogni giorno transitano dal Mar Rosso verso il Mediterraneo e 800 mila quelli che invece vanno verso il Mar Rosso. Greggio e prodotti petroliferi rappresentano il 16% dei carichi che transitano attraverso il Canale, mentre il gas liquido transitato nel 2010 ha rappresentato il 14% dell’interscambio mondiale.

Contro la chiusura del Canale di Suez, vi è però l’ingente ammontare di ricavi che ogni anni il governo egiziano riceve. Questi ammontano a cirda 5 miliardi di dollari e si capisce come in una situazione come questa, decidere di rinunciare ad una così ricca fonte di reddito, potrebbe non far altro che peggiorare la situazione sociale del paese.

Alcuni segnali li si hanno già sulle compagnie armatoriali come Frontline, che sul mercato di New York spicca un deciso balzo. Frontline gestisce una flotta di petroliere di grande portata.

I rialzi tuttavia potrebbero non essere come quelli degli anni sessanta, che tanta fortuna portarono all’armatore Aristotele Onassis, quando le navi furono costrette a circumnavigare l’Africa a seguito di rivolgimenti petroliferi. Allora si ebbe una concomitanza di fattori come una crescente richiesta di petrolio e una flotta poco adeguata a soddisfare tutte le richieste.

Negli anni tuttavia la costruzione di superpetroliere da 250 o 350 mila tonnellate si è intensificata e oggi, paiono presenti in numero abbastanza sufficiente da contenere l’impatto sulla crescita dei noli, facedo vedere le fortune degli anni 60 come un lontano ricordo.

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