Tamoil Italia non chiude, ma sceglie la riconversione degli impianti

9 febbraio 2011
Di

Le multinazionali petrolifere di media grandezza, situate distanti i giacimenti, devono affrontare molte perdite. Una di queste è la Tamoil con il suo stabilimento di raffinazione di Cremona, il quale non riesce ad essere competitivo a causa degli alti costi. La scelta della società libica potrebbe essere quella di chiudere lo stabiliento lombardo e delocalizzare la sua attività in luoghi maggiormente renumerativi sotto ogni punto di vista.

Al contrario, la Tamoil ha stabilito che non abbandonerà la città chiudendo lo stabilimento, ma avvierà una serie di investimenti per riconvertire la sua attuale attività. La vecchia raffineria, la quale produce 5 milioni di euro di perdite al mese, diventerà un polo logistico dell’energia al fine di tornare a fare utili. Isam Zanati, presidente della Tamoil Italia e direttore per l’Europa, ha dichiarato che «Cremona è in una collocazione interessante, e comunque sono affezionato a questa città». La raffineria, costruita nel dopoguerra, era stata calibrata per produrre benzina e olio combustibile per le centrali elettriche dell’Italia di allora, ma i cambiamenti e la saturazione che interessano il mercato del petrolio ha convinto la Tamoil ad avviare una completa riconversione dell’impianto. L’eccessiva capacità produttiva ed i modesti consumi dell’impianto di Cremona, faranno spazio ad un complesso logistico per la realizzazione del quale verranno spesi circa 70 milioni di euro. Isam Zanati, inoltre, ha affermato che verranno prese tutte le precauzioni per tutelare i 278 addetti alla stabilimento lombardo : “Oggi a Cremona ci sono 278 addetti: alcuni lavoreranno nel futuro deposito, e garantiamo una soluzione per circa 150 persone tra deposito, incentivi e altro. Bisogna anche contare su accordi con altre imprese e sulla nascita di nuove attività nelle aree lasciate libere. Studiamo soluzioni per aiutare tutti”.

Tag: , , ,

Lascia un commento



Letture