Prezzo oro scende, prospettive deboli

9 febbraio 2011
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Il prezzo dell’oro, nelle ultime sedute, sale un pò dai minimi dei quattro mesi, raggiunti a fine gennaio, sorretto dal caos egiziano, che potrebbe avere conseguenze importanti e negative sulla ripresa economica dell’Occidente, tramite il petrolio, il cui trasporto dal Canale di Suez sarebbe minacciato da una deriva politica islamista.

E così, il metallo viene scambiato in questri giorni a una quota di circa 1350 dollari l’oncia, dollaro in più, dollaro meno, certamente, nulla a che vedere con gli oltre 1440 dollari, raggiunti a inizio dicembre, che avevano portato le quotazioni ai massimi.

Ma il vero cruccio degli analisti è prevederne l’andamento, che in generale è correlato al tasso di cambio del dollaro. Quando il dollaro è debole, il prezzo dell’oro sale e viceversa, essendo il metallo prezioso un bene-rifugio per eccellenza.

Ma la correlazione tra oro e dollaro, già debole negli ultimi anni, sembra essere sempre più sfumata, negli ultimi mesi, e, di conseguenza, è difficile inquadrare le quotazioni dell’oro, in un’ottica di rafforzamento o indebolimento del dollaro.

Ad esempio, il dollaro nelle ultime sedute tende a perdere terreno rispetto all’euro, ma ciò non si starebbe traducendo in un rafforzamento del prezzo dell’oro all’oncia; semmai, il rialzo relativo delle sue quotazioni dai minimi raggiunti si ha in conseguenza della situazione politica egiziana, che spaventa molti investitori, sulle prospettive dei mercati finanziari.

C’è poi la questione commodities, che tende a sbilanciare le previsioni sull’oro in senso ribassista. I prezzi delle materie prime, infatti, tendono a correre e con previsioni di crescita ulteriore nel breve termine. Ciò comporta una tendenza sui mercati ad investire su di loro, nella convinzione di potere realizzare profitti, tramite, ad esempio, i contratti futures.

Tutto ciò ci porta a prospettare un periodo quanto meno di stagnazione dei prezzi dell’oro. Discorso che vale a maggior ragione anche per l’argento, la cui abbondante offerta non potrà che ripercuotersi negativamente sui prezzi.

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