Il FMI al Giappone: risanate il debito pubblico

11 febbraio 2011
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Dopo le buone notizie che stanno provenendo in questi giorni dai mercati, scoppia il caso Giappone. Il paese del Sol Levante, infatti, è afflitto dal debito colossale e dal deficit di bilancio, giudicati dal Fondo Monetario Internazionale non sostenibili nel medio e lungo termine. Il Giappone è indebitato per circa il 200% del suo Prodotto interno lordo ed ha visto l’agenzia di rating Standard&Poor’s fare scendere, a fine gennaio, la sua nota a lungo termine a AA- a causa del suo debito smisurato.

“Il debito eccezionale e il deficit di bilancio del Giappone non sono sostenibili nel medio e lungo termine”, ha detto il vice direttore generale del Fondo monetario internazionale, Naoyuki Shinohara, in conferenza stampa a Tokio: “Se la situazione del bilancio attuale resterà tale, ci saranno certamente dei problemi”. Il rappresentante del Fmi ha rilasciato tali dichiarazioni, considerato che la metà del bilancio statale è finanziato con le vendite giapponesi di nuovi buoni del tesoro. Shinohara, ex vice ministro delle finanze proprio del Giappone, considera importante che la classe dirigente del paese raggiunga “un consenso nazionale al più presto e un accordo sul modo di consolidare il bilancio”. Il primo ministro giapponese, Naoto Kan, ha garantito una riforma fiscale estesa, la quale potrebbe comportare un aumento delle imposte di consumo, ora fissate al 5%, al fine di garantire il finanziamento delle pensioni e la stabilità delle finanze pubbliche. A complicare le manovre di Naoto Kan, però, è il Senato, nel quale l’opposizione conservatrice ha la maggioranza. Il vice direttore del Fmi Shinohara ha aggiunto, tuttavia, di non ritenere che questi “grandi problemi”, si riveleranno “immediatamente”, considerando l’elevato quantitativo di titoli di Stato detenuti dagli stessi giapponesi. Per quanto riguarda quest’ultimo aspetto, il caso del Giappone non è comparabile a quello dei paesi europei in difficoltà finanziaria, come Grecia, Portogallo o Irlanda, poiché circa il 95% i Buoni del Tesoro giapponesi sono detenuti da investitori giapponesi, dettaglio importante che riduce molto la portata del rischio.

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