BTp, bene asta a 5 e 30 anni

15 febbraio 2011
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L’ultima asta italiana di ieri, che ha collocato titoli del debito con scadenza a 5 e 30 anni, era attesa, dopo che improvvisamente il clima sereno sui mercati finanziari europei era stato turbato da un riaccendersi di qualche tensione sui titoli portoghesi, tanto che la BCE era intervenuta la settimana scorsa, per evitarne un rialzo dei rendimenti.

Invece, è andata molto bene l’asta dei BTp, che ha collocato 3,5 miliardi di titoli a 5 anni e 1,67 miliardi a 30 anni, per un monte valore totale di 5,17 miliardi di euro.

C’è stato un leggero incremento dei rendimenti sui quinquennali, ma era ampiamente previsto dai mercati e dallo stesso Tesoro, soprattutto, dopo che Citigroup aveva invitato gli investitori a spostarsi maggiormente dal segmento a 2 e 5 anni verso scadenze più lunghe, in quanto meno esposte alle tensioni debitorie paventate in questi mesi.

E i titoli a scadenza 2015 sono stati collocati al 3,77%, contro il 3,67% dell’ultima asta di gennaio, con un leggero incremento dei tassi di 10 punti base. Bene la domanda, che è stata pari a 4,9 miliardi, con un bid-to-cover del 1,402, sostanzialmente stabile, rispetto all’1,412 di gennaio.

Quanto al segmento con scadenza 2040, invece, il rendimento è stato del 5,51%, in rialzo dal 4,80% dell’ultima asta, un aumento di 31 punti base. La domanda è stata molto sostenuta, pari a 3,45 miliardi di euro, a fronte di una richiesta inferiore alla metà, 1,67 miliardi. Il bid-to-cover è lievitato, dunque, dall’1,731 al 2,061. Un dato, quest’ultimo, di estrema importanza, che segnala il clima strutturale di fiducia verso la tenuta dei conti pubblici italiani, nonchè della solidità dei titoli in questione.

Sia i BTp a 5 anni che quelli a 30 anni sono stati, infine, collocati sotto la pari, rispettivamente a 96,83 euro e 93,58 euro.

Possibile che abbia influito positivamente anche il vertice Ecofin, in corso da ieri, che ha mandato segnali di una possibile intesa sul fondo euro di stabilità, con la previsione di 500 miliardi di euro nel 2013, utilizzabili per sostenere il mercato primario degli stati più a rischio.

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