Draghi: occorre salvaguardare la credibilità della politica monetaria

16 febbraio 2011
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Il Governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, afferma che l’eurosistema ha trovato «credibilità» nella politica monetaria, ma è indispensabile «mantenere alta la guardia». Considerato uno dei possibili candidati alla guida della Bce, al posto di Jean-Claude Trichet, Draghi ha rammentato che il raggiungimento della stabilità monetaria è stato possibile grazie all’adozione della moneta unica nei nostri paesi.

La credibilità della politica monetaria, che l’eurosistema ha ereditato dalle migliori tradizioni delle banche centrali partecipanti – ha osservato – ha rafforzato la resistenza delle economie dei paesi dell’area di fronte a shock avversi». Draghi ha inoltre aggiunto che dopo l’ultima crisi «l’ancoraggio delle aspettative d’inflazione nell’area dell’euro ha concesso un ampio spazio di manovra alla politica monetaria, per garantire il funzionamento dei mercati, per sostenere il credito ed evitare il tracollo dell’economia. I tassi di mercato monetario – ha spiegato il numero di via Nazionale – sono scesi su valori senza precedenti, vicini allo zero, sono state adottate misure eccezionali di creazione di liquidità, senza muovere le aspettative di inflazione nel medio-lungo termine. Non si è ripetuto lo stop and go di politica monetaria – ha concluso – tipico degli anni ’70». Il Governatore di Bankitalia ha voluto sottolineare l’importanza di un altro tassello fondamentale per la sostenibilità dell’unione monetaria, ossia che le politiche fiscali sostenibili sono la base insostituibile dell’unione monetaria. Se costruite bene, le politiche fiscali possono rispondere e sostenere il patto di stabilità e crescita. Anche se in passato, ha ricordato Draghi, alcuni paesi hanno preferito “piegare” le regole, anziché concentrarsi sulla realizzazione di politiche efficaci. Molti paesi membri, ha quindi commentato il governatore, «hanno affrontato la crisi globale con livelli già elevati del debito pubblico. I problemi di finanza pubblica – ha proseguito – avevano origine anche da squilibri strutturali, a cui era stata prestata un’attenzione insufficiente».

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