Le Banche strizzano l’occhio al Decreto Milleproroghe

17 febbraio 2011
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Nella giornata di ieri Piazza Affari ha visto le Banche fare da protagoniste sulla scena finanziaria. Il flusso di acquisti sui finanziari ha ricevuto una spinta propulsiva dai i conti 2010 firmati da Societè Generale, la quale ha dichiarato un utile netto di 3,9 miliardi, contro i 678 milioni dell’anno scorso.

Numeri che hanno ovviamente rassicurato il mercato sull’andamento delle banche europee, dopo quelli dichiarati ieri dall’inglese Barclays con profitti oltre i 6 miliardi di sterline (+32%). Ma un’ulteriore impulso è arrivato dal decreto Milleproroghe, nel quale è stata inserita una norma che consentirà agli istituti di credito di trasformare le imposte anticipate in crediti di imposta, lasciando loro di affrontare più adeguatamente i vincoli imposti da Basilea 3. Anche le banche popolari beneficeranno dello stesso trattamento, poiché anch’esse potranno prorogare al 2014 il termine entro il quale le fondazioni bancarie dovranno scendere sotto il tetto dello 0,5% nelle banche popolari. Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, nel corso della conferenza stampa a palazzo Chigi, ha tenuto a precisare che : “Oggi il sistema bancario italiano ha i mezzi per competere sul mercato internazionale perché hanno il modo per patrimonializzarsi, quindi per dare credito alle imprese. Senza quella norma “il sistema italiano avrebbe avuto delle difficoltà. L’introduzione del decreto è da considerarsi “fondamentale perché la guerra del paese è anche economica, avere sistema economico solido è fondamentale”. Ci sono però alcune voci fuori dal coro che invitano alla prudenza, poiché sarà necessario vedere bilanci con numeri confortanti. La crisi del debito in Europa non è terminata : basta infatti osservare l’allargamento degli spread della Periferia, quest’ultimi in atto da qualche giorno per comprendere come stiano andando le cose. La recessione che sta affrontando il Portogallo è indicativa. Il paese è in recessione e per questo ha collocato questa mattina titoli di Stato a un anno per l’intero ammontare previsto di un miliardo di euro, ma ha dovuto pagare rendimenti più alti. In Borsa il tutto viene ignorato, come se ci si volesse regalare ancora un sogno.

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