Asta bonos, bene Spagna e calo rendimenti

18 febbraio 2011
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L’ultima asta di bond spagnoli era soggetta a tanti rischi, visto l’andamento di un altro periferico, quello portoghese, la scorsa settimana, quando il riaccendersi di alcune tensioni sui mercati europei aveva fatto temere il peggio, tanto che era dovuta intervenire la BCE, a sostegno dei bond lusitani, come non faceva da circa un mese.

Invece, l’ultima asta di Madrid, che ha colloctao complessivamente quasi 3,5 miliardi in titoli decennali e a 26 anni, può essere considerato un successo reale e un pericolo scampato, a conferma che il consolidamento del clima di fiducia tra gli investitori europei sia un dato strutturale. 

La Spagna ha collocato 2,469 miliardi di titoli a 10 anni, a un tasso del 5,2%, inferiore al 5,446% dell’ultima seduta per i decennali. Il bid-to-cover è stato di 1,54, vale a dire la domanda sul mercato è stata 1,54 volte l’importo offerto; un dato di grande interesse, che suggerisce maggiore credibilità nei titoli periferici.

La stessa Madrid ha poi collocato un altro miliardo di euro, per l’esattezza 998 milioni, con scadenza 2037 (un titolo a 26 anni). Il rendimento è stato del 5,957% e il bid-to-cover dell’1,5. Anche in questo caso, quindi, la domanda è stata piuttosto forte. Complessivamente, a fronte di quasi 3,5 miliardi di titoli collocati, la domanda globale è stata di oltre 5,2 miliardi.

L’ultima asta spagnola conferma, quindi, una maggiore prudenza dei mercati, che si stanno riallineando ai fondamentali di ciascuno stato, evitando di colpire nel mucchio, come avveniva fino a metà gennaio circa, quando alcuni titoli, tra cui gli italiani, furono ingiustificatamente presi di mira, senza che vi fosse un reale aumento del pericolo default.

Nelle prossime sedute, pertanto, potrebbero essere possibili ulteriori focolai di tensioni su singoli titoli, ma la percezione è che i mercati avranno la tendenza a giudicare più caso per caso, data la forte differenza dei fondamentali reali delle economie. Quindi, potrebbero esserci ancora tensioni sui titoli portoghesi e greci, in considerazione dello stato di degrado delle relative finanze pubbliche.

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