Aspetti legali e fiscali dei certificati di deposito

12 dicembre 2008
Di

La dottrina prevalente e la giurisprudenza della Cassazione, riconoscendo nei titoli al portatore rappresentativi di depositi bancari una funzione di legittimazione attiva e passiva, unitamente alla presenza dei requisiti della letteralità e dell’autonomia, li considera ormai come veri e propri titoli di credito al portatore.

Si ritiene che siano titoli di credito causali, essendo presente in essi l’indicazione della causa che ha dato luogo all’emissione, per cui la validità dei titoli è subordinata alla reale esistenza del rapporto sottostante.

Relativamente alla trasferibilità, il trasferimento può avvenire mediante la semplice traditio o consegna del titolo (art 2003 c.c.). Contrariamente a quanto comunemente previsto per i titoli di credito al portatore (2006 c.c.), in caso di smarrimento, distruzione o sottrazione di un certificato di deposito, il legittimo possessore può ottenere il duplicato seguendo la procedura di ammortamento prevista dalla legge 948 del 1951.

La normativa vigente prevede che le banche depositarie operino una ritenuta del 27%, con obbligo di rivalsa, sugli interessi e altri proventi, indipendentemente dalla durata dei titoli. Quando gli interessi e gli altri proventi sono dovuti da soggetti non residenti, la ritenuta del 27% è operata dal sostituto d’imposta che interviene nella loro riscossione. La ritenuta non è operata quando il percipiente certifichi la sua qualità di soggetto non residente e attesti il periodo di possesso dei titoli.

La ritenuta è applicata a titolo di acconto nei confronti di:

  • imprenditori individuali, se i titoli sono relativi all’impresa;
  • società in nome collettivo, in accomandita semplice ed equiparate;
  • società per azioni e in accomandita per azioni, società a responsabilità limitata, socicetà cooperative e società di mutua assicurazione residenti nel territorio dello Stato;
  • enti pubblici e privati diversi dalle società, residenti nel territorio dello Stato, che hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali;
  • stabili organizzazioni nel territorio dello Stato delle società e degli enti non residenti nel territorio dello Stato.

La ritenuta è applicata a titoli d’imposta  nei confronti dei soggetti esenti dall’imposta sul reddito delle società e in ogni altro caso.

Non sono soggetti alla ritenuta:

  • gli interessi e gli altri proventi corrisposti da banche italiane o da filiali italiane di banche estere a banche con sede all’estero o a filiali estere di banche italiane;
  • gli interessi derivanti da depositi intrattenuti tra le banche ovvero tra le banche e Poste italiane S.p.A.;
  • gli interessi a favore del Tesoro sui depositi intestati al ministero dell’Economia e delle Finanze.

Le plusvalenze ralizzate  mediante cessione a titolo oneroso di certificati di deposito sono soggette a imposta sostitutiva delle imposte sui redditi con l’aliquota del 12,50%. Le suddette plusvalenze sono costituite dalla differenza positiva tra i corrispettivi percepiti e i corrispettivi pagati, aumentato di ogni onere inerente alla loro produzione, con esclusione degli interessi passivi. Dal corrispettivo si scomputano i redditi di capitale derivanti dal rapporto ceduto maturati ma non riscossi, nonchè i redditi di capitale maturati a favore del creditore originario ma non riscossi.

Tag: , ,

Lascia un commento



Letture