Società italiane alle prese con la questione Libia

22 febbraio 2011
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Aumentano le tensioni in Libia, circa 300 morti a Bengasi, mentre la rivolta è arrivata a Tripoli. In fiamme il Palazzo del Popolo, principale edificio governativo, mentre si fanno insistenti le voci di una fuga del colonnello Gheddafi. Dobbiamo ricordare anche la posizione del nostro Paese il quale vanta un rapporto di privilegio con la Libia e molte delle societa’ quotate a Piazza Affari operano nel Paese nordafricano, non dimentichiamo infatti che la Libia è il maggiore fornitore di gas per l’Italia, quindi resta una situazione decisamente allarmante anche per quanto riguarda il settore del petrolio, delle infrastrutture e dei sistemi per la Difesa.

Eni rappresenta in Libia il 13% oil internazionale, pari ad un quantitativo di 244 mila barili al giorno, senza dimenticare che il “nostro” colosso italiano ha in corso contratti di rinegoziazione “take or pay” a lungo termine. Il titolo Eni, come previsto, è stato colpito a Piazza Affari proprio nelle vendite, infatti cede il 3,97% a 17,65 euro. Insieme ad Eni, anche Finmeccanica è coinvolta, oltre che esposta in Libia, ricordiamo che Ansaldo Sts ha da poco dato il via ad alcuni lavori nel Paese di Gheddafi, ed è proprio Equitalia a dichiarare ” la cancellazione è poco probabile, ed in ogni caso Sts ha gia’ incassato anticipi per oltre 190 milioni di euro”, ma la confusione in Libia potrebbe avere risvolti decisamente negativi sull’assegnazione di nuove commesse. Non dimentichiamo che la Libia rappresenta il 3% dei ricavi, ovvero il 5% potenziale dell’order intake. I maggiori investimenti libici riguardano le insfrastrutture, circa il 70%, e circa 6 miliardi l’anno vengono investiti nella difesa. Finmeccanica è esposta con AgustaWestland, tanto che gli analisti di Intermonte fanno notare ” gli ordini stimati nei prossimi 3 anni dalla Libia per Finmeccanica sono indicativamente di 4-5 miliardi di euro, ovvero circa il 7-10% dell’order intake totale”, specificando anche che proprio la Libia è presente nell’azionariato di Finmeccanica con circa il 2,1% del capitale.

La peggio notizia rigaurda pero’ Impregilo che a Piazza Affari mostra un ribasso del 5,61% a 1,92 euro, Intermonte spiega ” l’esposizione di Impregilo potrebbe riguardare l’eventuale progetto dell’autostrada finanziato dal Governo italiano. L’autostrada sara’ divisa in 5 lotti che saranno assegnati ad aziende italiane e realisticamente Impregilo dovrebbe vincere uno dei 5 lotti”. In ultimo, anche Unicredit teme per i propri legami in Libia, visto che la Banca Centrale a Tripoli possiede il 4,61% dell’Istituto, e come previsto, A Piazza Affari, il titolo Unicredit preoccupa.

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