BTp, venerdì Tesoro colloca 9 miliardi

23 febbraio 2011
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Il Tesoro italiano ha reso noto ieri che il prossimo venerdì, 25 febbraio, verranno collocati complessivamente titoli fino a 9 miliardi, così ripartiti: 1-1,5 miliardi di Ccteu, con scadenza il 15 settembre 2017; 2,5-3 miliardi di BTp con scadenza 1 novembre 2013; 4-5 miliardi di BTp, con scadenza il 2021.

I primi, i Ccteu, sono i nuovi titoli, emessi dallo scorso giugno, che progressivamente sostituiranno sul mercato i vecchi Cct, il cui rendimento era legato al tasso BoT semestrale. Questi nuovi, invece, hanno un rendimento legato all’euribor, quindi, mostrerebbero una maggiore garanzia verso gli investitori stranieri e pian piano stanno riscontrando una crescente accoglienza da parte del mercato, dopo le prime esitazioni iniziali, per via della loro scarsa conoscenza e diffusione.

Sarà interessante verificare gli umori del mercato, dopo l’esplodere della questione libica, la cui crisi dilaniante rischia di coinvolgere diverse imprese italiane, tra cui i titoli bancari, dato che i fondi libici posseggono quote rilevanti del capitale azionario di Unicredit.

Già ieri vi era stato un balzo dello spread tra i titoli tedeschi e quelli italiani, portandosi a quota 164. L’aumento del differenziale era stato accolto, appunto, come conferma della maggiore esposizione italiana alla questione libica.

La Spagna, tuttavia, proprio ieri ha collocato i suoi titoli senza problemi, offrendo un interesse solo leggermente superiore sui tre mesi, ma in calo sui semestrali.

La tendenza di fondo, al di là della questione libica, rimane quella di un clima rialzista sui tassi, come anticipato dalle parole dell’italiano Bini Smaghi, componente italiano del board della BCE.

Sarà, dunque, un banco di prova l’esito dell’asta del 25 febbraio, perchè confermerà o meno l’incisività di queste attese.

Se esse effettivamente sono esistenti, si dovrebbe registrare un calo dei rendimenti di più breve periodo, quindi, sul segmento BTp con scadenza 2013, mentre potrebbe registrarsi un incremento su scadenze più lunghe, per effetto del riposizionamento della domanda e dell’offerta. E’ evidente, infatti, che gli investitori si concentreranno sugli acquisti a breve, non volendosi impegnare in scadenze lunghe, data l’attesa di tassi in rialzo. Questo creerà abbondante liquidità sul breve e minore sul lungo termine.

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