Il mercato del cinema non è in crisi

24 febbraio 2011
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Il mercato cinematografico ha sempre attratto numerosi investitori, oggi a distanza di una settimana dalla consegna degli Oscar, l’Economist traccia una fotografia del mondo Hollywoodiano. Il risultato che ne viene fuori è che l’incasso di prodotturi e distributori statunitensi, dipende molto dalle performance di alcuni film all’estero.

Il 2010 in questo senso è stato emblematico perché ha dimostrato come grandi film “a puntate”, per esempio la saga di Harry Potter, oppure Sherlock Holmes, o ancora Inception, abbiamo portato nelle tasche della Warner Bross circa 2,93 miliardi di dollari, soltanto con i proventi del mercato internazionale. Un dato che supera il record segnato l’anno prima con un ricavo di 2,24 miliardi di dollari.
Che fine ha fatto, allora, la crisi del cinema? Probabilmente non c’è, oppure, è soltanto “leggermente” intaccata dalla pirateria e da alcune forme di protezionismo adottate fuori dagli Stati Uniti. Facciamo un esempio: in Russia, nel 2010, sono stati staccati più biglietti di quanti siano effettivamente gli abitanti, dimostrando un interesse crescente del pubblico asiatico per i film prodotti Oltreoceano. In Cina, poi, si stima che ogni giorno nascano almeno tre sale cinematografiche che portano, nelle casse statunitensi, introiti pari a 1,5 miliardi di dollari. Qui però, il governo ha deciso di “proteggere” il mercato della distribuzione e i produttori americani devono affidarsi per forza alle aziende locali. In questo  modo, mentre in Russia, aziende come al Warner Bros, ricavano anche il 50% dalla vendita del singolo biglietto, questa percentuale precipita al 15% in Cina.

Non basta quindi produrre una saga o affidarsi ai miracoli del 3D, è necessaria una politica che renda competetivo l’investimento cinematografico all’estero e metta al bando la pirateria, sconfitta parzialmente dal lancio dei DVD quasi contemporaneo all’uscita nelle sale dei film.
Leggi il rapporto sull’Economist

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