Greggio ancora sù, ma offerta è sufficiente

28 febbraio 2011
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Il prezzo del petrolio continua a salire anche in questo inizio di settimana, con il brent europeo che sfonda la barriera di 113 dollari al barile, con guadagni di quasi l’1,3% e il greggio che arriva alla soglia dei 100 dollari al barile, con guadagni di oltre il 2%. E’ la primissima conseguenza sul piano economico del caos libico e di un Nord Africa in subbuglio.

Le tensioni nel mondo arabo, infatti, portano ad avere qualche timore sui livelli di forniture di greggio da questi Paesi, soprattutto perchè il cambiamento dello scenario politico, in qualche caso più radicale, come la Libia, potrebbe portare all’annullamento dei contratti petroliferi, precedentemente stipulati con i vecchi governanti e non riconosciuti dai nuovi governi.

Trattasi solo di scenari ipotetici, ma tanto basta a creare il panico tra gli operatori che per cautela preferiscono aumentare oggi la loro domanda, in vista di possibili rialzi delle quotazioni, con il risultato che le profezie si autorealizzano.

Tuttavia, lo scenario di medio termine rimane più incerto di quanto si creda, perchè gli umori degli operatori oggi si potrebbe scontrare con una realtà ben più solida, entro qualche mese. Infatti, si scopre che l’Arabia Saudita starebbe aumentando la sua produzione di almeno 700 mila barili al giorno, al fine di compensare il venir meno dell’export dalla Libia, valutato intorno a quella cifra. Se così fosse, non si spiegherebbe l’incremento dei prezzi di questi giorni, dovuto più a un fattore psicologico e speculativo che non a una situazione reale, dato che il livello dell’offerta sarebbe rimasto invariato.

E’ poi molto probabile che non ci saranno ripercussioni sui livelli di estrazione e di esportazione del greggio, per cui sotto questo profilo la tendenza dovrebbe essere di un calmieramento delle quotazioni, dopo questa concitata fase. Rimangono, tuttavia, i fattori che già da mesi avevano spinto per un rialzo delle quotazioni del greggio, ossia l’accresciuto livello strutturale (depurato da fattori speculativi) della domanda globale, anche per il maggiore fabbisogno delle economie emergenti.

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