“Scudo” tricolore per le imprese partecipate da Gheddafi

1 marzo 2011
Di

Gheddafi e Berlusconi

Il Ministro degli Esteri Franco Frattini ha annunciato un vertice con il Ministro dell’Economia Giulio Tremonti, per mettere in campo uno scudo fiscale ed economico, con il fine di proteggere le imprese italiane partecipate da Gheddafi. La Libia, ormai dichiaratamente nemica del nostro Paese, ha diverse partecipazioni aziendali nello Stivale, sia con investimenti diretti del dittatore e della sua famiglia, sia tramite dei prestanome.

Come deciso dall’Onu, per prima cosa saranno congelati tutti i fondi libici, ma la tutela proposta da Frattini va oltre perché Gheddafi ha le mani anche in alcune aziende pubbliche. Il comitato che dovrà decidere sul da farsi è composto dai Ministri degli Esteri, degli Interni, dell’Economia, dai rappresentanti di Bankitalia, Consob, Isvap, Carabinieri, GdF, Dia, Dna e Uif.

A rischio alcuni importanti S.p.A. dal gruppo bancario Unicredit, all’Eni, fino alla Fiat e alla squadra juventina che attraversa un momento di crisi calcistica ed economica. Pronti al congelamento, dunque, circa 4 miliardi di euro, in più, Frattini vorrebbe far passare una moratoria contro Tripoli come già proposto da altri ministri europei. Nonostante gli equilibri del Mediterraneo siano ancora in discussione, è decaduto il famigerato Trattato d’amicizia siglato nel 2008 da Gheddafi, Berlusconi e Bengasi: un accordo che sanciva il partenariato e la cooperazione sull’asse Italia-Libia. A determinarne la decadenza è stato il verificarsi delle condizioni di impossibilità previste dalla Convenzione di Vienna nell’articolo 61.

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