Nuovi record per il petrolio a New York

2 marzo 2011
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Sono ritornati ieri in area 100 dollari al barile a New York, questa la nuova clamorosa impennata dopo che si erano registrati cali di circa 1 punto percentuali registrati ieri a Wall Street, ma questa notizia sta aumentando nuovamente il rischio sui mercati. Ieri infatti il petrolio ha toccato i suoi nuovi massimi a 1.434 dollari l’oncia mentre in Libia continuano gli scontri fra i ribelli libici e le forze fedeli al leader Muammar Gheddafi. I Mercati guardano soprattutto al possibile avvio di rivolte in Paesi mediorientali.

Oggi è stata resa nota la dichiarazione di FXCM Forex Capital Markets “la volonta’ dei mercati è aumentata in seguito alle parole del presidente della Fed e le borse americane hanno accelerato il  movimento al ribasso, causato anche dalle tensioni geopolitiche che non accennano a migliorare, anzi, cresce proprio il timore di possibili ed ulteriori peggioramenti che sono sempre dietro l’angolo”. Ben Bernanke ha dichiarato che in merito all’inflazione, il balzo di petrolio nelle ultime settimane è in grado di influire sull’andamento dell’inflazione in maniera modesta e temporanea anche se la Fed continuera’ a monitorare con attenzione l’andemento dei prezzi delle commoditiels per evitare che le aspettatie di rialzo dell’infalzione arrivino al 2%. Sui mercati pero’ c’è molto fermento, la paura è quella di un rialzo duraturo del petrolio, questo comporterebbe a forti difficolta’ in prospettiva di una ripresa economica. Concetto ribadito anche da Neil Dwane, Chief Investment Officer Europe di RCM-Allianz Global Investors- ” dopo il 2008 sappiamo che se il prezzo del petrolio sale oltre la soglia di 100 dollari al barile frena l’economia globale producendo un impatto sulle economie asiatiche che utilizzano in modo meno efficiente l’energia”. Si ipotizza infatti un impatto negativo dell’ 1% sull’economia mondiale e si ipotizza un rialzo delle quotazioni del petrolio pari a 20 dollari, ma per assistere ad una crisi simile a quella degli anni ’80, il greggio dovrebbe spingersi a quota 200 dollari. Da qui si teme anche che i prezzi dei beni di prima necessita’ e dei materiali, potrebbero aumentare e questo causerebbe l’aggravarsi delle situazioni di molte aziende soprattutto mettendo a rischio quelli che sono prprio i margini delle aziende stesse. A Tokyo infatti, l’indice Nikkei ha terminato le contrattazioni a 10.492,38 punti registrando così una flessioni del 2,43% e Fiat paga le deboli indicazioni arrivate proprio ieri dalle immatricolazioni di nuove auto a febbraio in Italia.

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