La riforma del fisco comunale. Tre cambiamenti

6 marzo 2011
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Sono 14 articoli e delineano la riforma del fisco che coinvolge i comuni e, dicono alcuni esperti del settore, mettono in competizione tra loro gli enti pubblici. In primo luogo riguardo la lotta all’evasione sul settore Iva. Ecco in sintesi tre delle quattordici novità introdotte dalla normativa: l’imposta di soggiorno, la cedolare secca sugli affitti e l’addizionale comunale all’Irpef.

L’imposta di soggiorno è una tassa che capoluoghi di provincia, comuni e unioni di comuni che figurano come “località turistiche” o città d’arte, potranno imporre ai turisti che alloggiano nelle strutture ricettive del territorio. Al massimo i prezzi potranno essere incrementati di 5 euro a notte e sempre in misura proporzionale al costo della vacanza. Quando sarà approvato il testo sul federalismo, i comuni avranno ancora 60 giorni di tempo per definire i dettagli dell’imposta.

La cedolare secca sugli affitti è una novità che riguarda sempre la tassazione. In questo caso l’imposta va a sostituire l’Irpef e l’imposta di registro e di bollo sul contratto di locazione o sulla proroga del contratto. La cedolare secca si applica agli immobili affittati ad uso abitativo e sarà calcolata al 21 per cento per i canoni liberi e al 19 per cento per i canoni agevolati. Per le imposte indirette, invece, tutto resta come prima del federalismo.

È sempre fissato a sessanta giorni il limite per i comuni per la cessazione dell’addizionale comunale all’Irpef e per l’aumento, nei casi previsti, dell’imposta laddove è istituita. L’addizionale dovrà essere calcolato allo 0,4% e comunque non potrà aumentare più dello 0,2% in un anno.

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