I soldi dei crack si possono recuperare

21 marzo 2011
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Quando si ha qualche soldo da parte il primo pensiero è sempre l’investimento. La tradizione italiana vuole che ci si affidi al patrimonio immobiliare, cioè che si investa sul mattone, qualcuno però ritiene ancora opportuno e vantaggioso nascondere i risparmi in buoni del tesoro o pacchetti azionari “lungimiranti”. Si parla cioè di quelle azioni che non sono speculative ma assicurano, nel tempo, una rendita interessante a chi offre una quota di fiducia.

Di recente, però, i numerosi crack societari che hanno coinvolto i risparmiatori, fanno pensare che anche le società più solide, non offrono alcuna garanzia di guadagno, anzi, in alcuni esempi, le aziende in fallimento battono cassa presso gli azionisti, che abbiamo quote maggioritarie o piccolissime. Cosa si fa in questi casi?

Per prima cosa, il consiglio è di investire in quelle che sono “definite” occasioni del mercato azionario, soltanto dopo aver valutato la storia della società e capito la mission, al fine di valutarne la sopravvivenza alla crisi. Se si tratta davvero di un’occasione, è bene scegliere il numero di azioni da comprare, sempre valutando i rischi di una perdita. La domanda da farsi quindi, dovrebbe essere: quanto siamo disposti a perdere? Se dopo ogni valutazione, siamo proprio sicuri di giocare in borsa, allora il gioco è fatto. Nel caso di un crack, un avvocato è l’unica soluzione a nostra disposizione.

Benché la giustizia italiana preveda tempi lunghi, è vero che si può recuperare qualcosa del bottino perso. Si può sicuramente far riferimento alle associazioni di consumatori, ma anche semplici studi di avvocati con esperienza in questo tipo di cause, possono tornare utili. L’importate è avere pazienza e ricordare: gli avvocati, dopo la lenzuolata Bersani, devono esplicitare la loro provvigione, prima di portare a termine la causa. Il che vuol dire che non prendono più una percentuale sul “recupero” di crediti dell’investitore, ma sono pagati per la prestazione professionale. Una riforma che da 2006 va incontro a quanti, coinvolti in un fallimento societario, non ci stanno a lasciare le loro quote.

 

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