I disordini in Costa d’Avorio bloccano l’export del cacao

16 marzo 2011
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Il cacao sta subendo una pesante caduta dei prezzi, in parte giustificata dalla previsione di un calo dei consumi in Giappone. A destare maggiore preoccupazione è la Costa d’Avorio, la fonte dalla quale proviene quasi il 40% delle forniture mondiali e le cui esportazioni sono quasi azzerate, poiché in quel paese soffiano venti di rivoluzione.

Tre associazioni di settore, la Federation of Cocoa Commerce, la European Cocoa Association e la Caobisco, hanno rilanciato l’allarme: «L’approvvigionamento e la lavorazione del cacao in Costa d’Avorio sono gravemente ostacolati. L’export si è fermato e i programmi per l’agricoltura sostenibile incontrano seri limiti». Il rappresentante per gli Affari esteri della Ue, Catherine Ashton, ha dichiarato che occorre rispettare con maggiore rigore le sanzioni contro Laurent Gbagbo, che si ostina a non cedere l’incarico di presidente a Alassane Ouattara, democraticamente eletto a fine novembre: «Il cacao e altri prodotti nazionalizzati venduti dal regime di Gbagbo sono merci rubate e illegali – ha detto la Ashton – I cittadini e gli operatori economici europei devono astenersi dal farne commercio». Il governo di Gbagbo ha annunciato la settimana scorsa l’avvio della nazionalizzazione del settore del cacao ed ha minacciato a chiunque detenga scorte di esportarle entro fino mese, pagando le relative tasse. Gli scontri armati che continuano ormai da due settimane e l’impossibilità a cedere il raccolto stanno esortando un numero crescente di coltivatori ad abbandonare le piantagioni di cacao. La svizzera Lindt & Spruengl, la quale finora è riuscita a difendere i profitti grazie all’aumento delle vendite, prevede di essere costretta ad alzare prezzi nel secondo semestre, sebbene intravveda per quest’anno un’ulteriore espansione del 6-8% della domanda.

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