Giappone: rischio atomico condiziona i mercati

16 marzo 2011
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L’Economist, una voce autorevole in campo economico, fa una panoramica dell’evoluzione dei mercati in relazione al terremoto e al conseguente rischio atomico, e lo fa dedicando all’argomento ben due articoli dell’home page. La prima riflessione è legata all’approvvigionamento e alla possibile crisi energetica che coinvolgerebbe il Giappone se s’impallasse il sistema nucleare. Un pensiero legato anche allo scenario mondiale e alle dipendenze che alcuni Stati hanno dalla fissione dell’atomo. La seconda riflessione, invece, si concentra sull’andamento dei mercati, sulla previsione del comportamento degli investitori in relazioni ai prezzi altalenanti delle materie prime.

Partiamo dall’inizio. La paura per la condizione dell’impianto di Fukushima ha messo a dura prova il sistema nervoso della popolazione giapponese, ma a quanto pare, più della nube radioattiva che si potrebbe riversare sul territorio, si teme per l’approvvigionamento energetico della nazione, perché il Giappone non è nelle condizioni di abbandonare il nucleare. Dopo gli Stati Uniti e dopo la Francia, è il paese che produce il maggior quantitativo di energia elettrica a partire dalla fissione dell’atomo. In pratica il 29 per cento del volume energetico totale giapponese, si parla di energia elettrica, arriva dal nucleare. E così il Giappone si piazza al quindicesimo posto nella classifica dei paesi “nuclear-dipendenti”.

Riguardo al secondo spunto di riflessione, si fa una considerazione generale, cioè che i mercati tendono a reagire sempre in modo eccessivo alle catastrofi, anche quando i media bombardano la popolazione di messaggi rassicuranti. Quel che si può prevedere è un crollo del settore nucleare di cui potranno giovarsi i produttori di altre materie prime come petrolio e gas che fanno segnare ribassi, rispettivamente, del 3,5% e del 2,2%. In questo articolo dell’Economist potete leggere i dettagli previsionali.

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