Inport-Export e prezzo dello yen, cosa sta accadendo in Giappone

18 marzo 2011
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Ieri c’è stata un’ora di panico nelle borse mondiali per un deprezzamento improvviso dello yen che aveva fatto drizzare le antenne agli speculatori. In realtà dopo un primo momento in cui la moneta giapponese ha perso terreno, si è assistito ad un buon recupero che ha fatto chiudere la giornata con una svalutazione (rispetto al dollaro), di un solo punto percentuale. Le Banche centrali, infatti, hanno immediatamente fatto capire di essere vicine al Giappone.

Il terremoto in ambito economico, se si può usare un grottesco gioco di parole, era più o meno previsto, a causa delle avvisaglie lanciate nei mercati di tutto il mondo. In particolare, quel che ha creato movimento, è stata la decisione del Giappone di riportare in patria un bel volume di capitali investiti all’estero, di ridurre le esportazioni e massimizzare i prodotti delle aziende che potrebbero avere un ruolo chiave nella ricostruzione, in virtù del loro settore d’appartenenza. In questo solco s’inseriscono le manovre della Cina, finora rimasta in disparte, ma intenzionata a farla da padrone in fase di ripresa economica.

Nel frattempo, si contraggono i volumi d’affari di numerose aziende sul territorio, un po’ perché all’estero padroneggia la psicosi nucleare, perciò nono visti di buon occhio prodotti d’ogni tipo che arrivino dal Sol Levante, perché potenzialmente contaminati. In questo “tunnel” sono finite aziende importanti come la Toshiba e la Toyota e altre numerose S.p.A. dedite alla produzione di oggetti tecnologici, per esempio iPhone e iPad.

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