Aste BTp, bene domanda e rendimenti in calo

30 marzo 2011
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Tra ieri e oggi, il Tesoro italiano ha collocato titoli BTp a 3 anni, a 5 anni e a 10 anni. Le aste erano attese dal mercato, dopo il risultato poco felice dell’asta di lunedì, quando i BoT semestrali collocati dall’Italia avevano subito un leggerissimo aumento dei rendimenti, ma abbastanza per contraddire quanti avevano sperato e pronosticato un calo, sepur leggero.

E, invece, l’Italia sta dando il meglio di sè nel segmento più a lunga scadenza, ritenuto più al riparo da rischi speculativi, che potrebbero travasarsi dal Portogallo verso altri Paesi periferici e semi-periferici di Eurolandia.

Ma come stiamo per vedere, al momento, il rischio sembra non esistere. Sì, perchè nonostante l’ennesimo declassamento dei titoli lusitani e l’impennata spaventosa dei loro rendimenti, i titoli italiani hanno retto il colpo e hanno persino guadagnato terreno. Ieri, ad esempio, il Tesoro ha offerto 1,7 miliardi di BTp a 5 anni, con un rendimento medio lordo dell’1,66%, in calo di 54 punti base, un risultato più che apprezzabile. La domanda è stata di 2,6 miliardi, non eccessiva, ma sufficiente a spingere i tassi verso il basso.

Oggi, invece, è stata la volta dei BTp a 3 anni e a 10 anni. I primi hanno subito un leggero aumento dei rendimenti, passando dal 3,11% al 3,24%. A fronte di un valore di 4,46 miliardi di euro offerti, la domanda è stata di 5,8 miliardi. In calo i BTp a 10 anni, che hanno registrato un rendimento medio lordo del 4,80%, inferiore di 4 centesimi all’asta precedente. Qui, la domanda è stata di 4,8 miliardi, contro i 3,25 miliardi offerti dal Tesoro.

I dati di ieri e oggi hanno dunque confermato la buona performance dei titoli italiani, considerati sicuri, soprattutto per i segmenti a medio-lunga scadenza. Lo dimostra il pur fragile aumento dei tassi su triennali, che indica una preferenza degli investitori verso le scadenze più lunghe, ritenute meno a rischio dai colpi speculativi e dalla possibile crisi di liquidità dello stato, scenario comunque ritenuto poco credibile dagli stessi mercati.

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