Bond europei, prospettive stabili

31 marzo 2011
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Ci avviciniamo alla data fatidica degli inizi di aprile, quando il board della Banca Centrale Europea dovrebbe riunirsi per decidere su un aumento dei tassi di riferimento di 25 punti base o 0,25%, portando l’attuale livello dell’1%, fermo dal maggio 2009, all’1,25%.

Le previsioni sono già state incorporate dagli investitori, come dimostrano i movimenti sui mercati nel mese di marzo, ma a dire il vero ci sono due spinte contrastanti che gravano sui titoli europei del debito e che ci spingono a ritenere che i loro rendimenti nelle prossime settimane possano stabilizzarsi, rispetto ai livelli attuali raggiunti.

La prima spinta è di tipo rialzista e deriva dal monito di Moody’s, agenzia internazionale di rating, che ha dichiarato, in una nota emessa ad hoc per l’Eurozona, di non escludere il declassamento del debito di ulteriori stati. Il Paese oggetto dell’avviso è ritenuto soprattutto l’Irlanda, che infatti non dovrebbe vedere scendere i suoi rendimenti, proprio per le tensioni che dovrebbero non attenuarsi sullo stato celtico.

C’è poi il caso sempre più fosco del Portogallo, che ha aggiunto alla sua crisi finanziaria anche una crisi politica, con prospettive incerte sulla sua politica a breve di risanamento del bilancio pubblico.

Soprattutto l’eventualità di un mancato sostegno ai Paesi in crisi di liquidità e l’ipotesi di ristrutturazione del debito, come si prevede per la Grecia, spingono Moody’s a ipotizzare il downgrade, e i mercati a spingere per un incremento dei tassi periferici.

Ma gli stessi trader contemperano questi scenari con il fatto che, a loro avviso, le attese rialziste sui tassi BCE siano state eccessive. Come ha confermato ieri il banchiere centrale italiano Lorenzo Bini Smaghi, componente del board che dovrà decidere su un rialzo dei tassi, se è vero che la politica espansiva attuale verrà troncata, l’aumento dei tassi però avverrà gradualmente. Attualmente, le previsioni degli operatori sono per un livello dei tassi a fine anno dell’1,5o% o anche dell’1,75%.

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