L’Eni ha scoperto un maxi giacimento nel mare di Barents. Prossimi obiettivi in Ghana e Turkmenistan

2 aprile 2011
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L’Eni ha scoperto un maxi giacimento nel mare di Barents. Alcune rilevazioni effettuate dall’azienda italiana, si ipotizza che la capacità di estrazione in quella zona di mare possano ammontare a circa 470mila boe (barili di olio equivalente) al giorno per un complessivo annuo di 7 miliardi di metri cubi di gas. Poco meno di quanto ogni anno assicura la Libia all’Italia, 8 miliardi di metri cubi di gas.

La scoperta, dunque, assume importanza sotto due punti di vista : il primo concerne la netta inversione di tendenza di non sfruttare più quella zona di mare, considerata da anni non più fruttifera. Dall’altro, la scoperta dell’Eni insieme Statoil andrà a tutelare il rifornimento energetico minacciato dalla difficile situazione libica. La licenza ad operare in quella zona consentirà anche l’esplorazione di un altro sito distante pochi chilometri, il quale sembra avere dimensioni e caratteristiche simili. La presenza di altri pozzi minori presenti nella zona, potrebbe incentivare la realizzazione di un grande hub di produzione, con tutte le sinergie industriali che sarebbe possibile estrarre. L’Eni, dunque, ha messo a segno un punto importante che arriva in una fase assai delicata per l’azienda, la quale non sta producendo utili come negli anni passati. L’Amministratore Delegato dell’Eni, Scaroni, ha affermato che l’azienda continuerà a stringere ulteriori accordi  con altri paesi, come il Ghana ed il Turkmenistan, al fine di aumentare la produzione e l’estrazione di idrocarburi. In particolare, L’Eni ha stipulato con il Ghana un accordo per rilevare il 35% degli interessi operativi nel blocco offshore di Keta, attualmente gestito da Afren. Con il  Turkmenistan  l’ad Scaroni ed il presidente del paese Gurbanguly Berdimukhamedov hanno preso l’impegno ad esplorare tutte le possibili alternative per estendere la cooperazione a nuove iniziative.

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