Non è piu’ tempo di Stagflazione

1 aprile 2011
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Secondo l’analisi di Bny Mellon, l’aumento delle materie prime e un’economia che stenta a crescere, richiamano alla mente il 2008, ma è improbabile che quell’anno si ripeta, oggi infatti il sistema finanziario è meno indebitato e la Cina è piu’ orientata a contenere eventuali bolle interne, piuttosto che a stimolare il mercato domestico. Il mondo sviluppato ha raggiunto i limiti di una crescita alimentata al credito. E’ dunque probabile che la sua riduzione nell’ambito delle economie sviluppate duri alcuni anni limitando l’attività economica. Le banche centrali, prima fra tutte la Federal Reserve, stanno tentando di combattere la tendenza deflazionistica tramite le quantitative easing, cioè l’iniezione di liquidità all’interno del sistema, sperando di migliorare la fiducia dei consumatori e di incoraggiare l’attività economica tramite una crescita dei prezzi. Il problema è che questa crescita monetaria, legata ai fattori interni al mercato statunitense, produce effetti inadeguati in altre parti del mondo, soprattutto laddove le valute sono vincolate all’andamento del dollaro.

Le politiche accomodanti creano inflazione dovunque e questo è un problema perchè l’economia americana è per la prima volta vulnerabile di fronte all’incremento dei costi di produzione, primi fra tutti quelli del petrolio, un aumento che in breve surclasserà i benefici del quantitative easing. Le autorità hanno creato le condizioni per un evento simile a qualle a cui abbiamo assistito nel 2008, anche se i improbabile che quel periodo venga repricato esattamente, visto che il sistema finanziario oggi è molto meno indebitato e gli investitori sono meno incoscienti avendo vissuto in prima personaa la crisi del credito. In uno scenario come questo sembra strano che molte società meglio posizionate non riescano ad incontrare il favore delle borse. Generalmente si tratta di grandi società, ben finanziate e di qualità per quanto riguarda la stabilità degli utili, la solidità dei bilanci e le prospettive di medio termine.In conclusione è verosimile che i rendimenti delle attività finanziare saranno piu’ bassi rispetto agli anni che hanno portato alla crisi del credito, percio’ un rendimento cedolare sostenibile, nella forma di un dividendo, potrebbe diventare una componente importante del rendimento complessivo.

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