L’Italia e lo Statuto per le PMI

6 aprile 2011
Di

Norme anti-burocrazia, facilitazioni per l’accesso al credito, defiscalizzazioni, sostegno all’autoimprenditoria, ai giovani e alle attività di ricerca, procedure fallimentari meno punitive sono solo una parte della ricetta per creata dai  principali Paesi europei, con lo scopo di sostenerele piccole e medie imprese. Rispetto alla Francia, Germania, Regno Unito e Spagna, l’Italia mostra il solito ritardo nell’attuazione di questo progetto europeo.

Il nuovo Statuto delle imprese è in discussione al Senato, ma permene l’incognita delle risorse poiché il plafond è praticamente in via di esaurimento. C’è da segnalare, però, il fatto che l’Italia è stato il primo paese a muoversi per le agevolazioni alle reti di impresa, muovendosi con tempismo attraverso il fondo per le Pmi (Fondo italiano d’investimento) costituito a marzo 2010 su iniziativa del ministero dell’Economia. Anche la nomina di Giuseppe Tripoli in qualità di mister Pmi sembra stia accelerando il processo di costituzione dello Statuto. Quest’ultimo è stato presentato dal deputato Raffaello Vignali (Pdl) nel settembre 2009, ma il testo giunto al Senato ha perso alcuni tasselli importanti, come quello sulle procedure fallimentari, anche se ha mantenuto l’assegnazione all’Antitrust di poteri in tema di ritardati pagamenti alle pmi da parte della pubblica amministrazione. Lo Statuto conterrà anche la proroga di altri 8 mesi per la delega sul riordino degli aiuti alle imprese.

Tag: ,

Lascia un commento



Letture