Atipici o precari, comunque in aumento

10 aprile 2011
Di

È passato soltanto un giorno dalla manifestazione dei precari a Roma, che il mondo del web è già tornato a parlare di loro. Trasmissioni televisive dedicate all’argomento, articoli sulle prime pagine dei giornali e studi di settore dedicati al mondo del lavoro che cambia. Cambia per non dire peggiora. Fatto sta che ai precari è dedicato anche un’analisi dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre che ha analizzato i cosiddetti “atipici” per ben due anni, dal 2008 al 2010. Il risultato è che sono aumentati del 4% e sono concentrati soprattutto nel settore della ristorazione, degli alberghi, ma anche nei servizi pubblici e sociali.

4 milioni di persone che non hanno un posto fisso, vivono soprattutto al Centro Sud e hanno subito prepotentemente gli effetti della crisi economica. L’Adnkronos traccia il loro identikit a partire dallo studio della Cgia:più del 38% ha solo la licenza media. Generalmente intascano un netto mensile di 1.068 euro, soprattutto se non hanno ancora compiuto 35 anni. La flessibilità, termine usato soprattutto in politica per descrivere la precarietà, non dà soddisfazioni dal punto di vista remunerativo. B asti pensare che lo stipendio medio appena citato è il 25,3% inferiore rispetto a quello di un dipendente a tempo interminato che ricopre lo stesso incarico.

Il Mezzogiorno, a livello geografico, accoglie il numero più grande di precari, ma dopo la crisi, il peso dei lavoratori atipici è cresciuto anche in regioni come il Trentino Alto Adige (20,7% in più) e l’Emilia Romagna (+20,3%).

Tag: , , ,

Lascia un commento



Letture