Sale il prezzo del mais: 768 cents per bushel

11 aprile 2011
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Il dipartimento Usa per l’Agricoltura (Usda) ha diffuso un rapporto, dal quale emerge che il Governo USA non ritoccherà il prezzo del cereale. Le scorte finali Usa sono rimaste ferme per il secondo mese consecutivo a 675 milioni di bushel: una quota che sarebbe il minimo da 15 anni, ma che comunque appare troppo ottimistico. Rich Nelson, analista di Allendale, aveva affermato che con queste cifre il mercato poteva aprire in ribasso, anche se il problema rimaneva se i trader ci crederanno.

Nelson non era convinto che i prezzi riuscissero davvero ad andare giù per tutta la seduta. Infatti, così non è stato. Il mais, dopo un’iniziale fase fiacca, ha chiuso al record storico: 768 cents per bushel (+1,2%). L’Usda giustifica le sue ipotesi errate attravreso l’ipotesi che i produttori di mangimi sceglieranno il frumento, a causa dei prezzi troppo elevati del mais. Un altro analista, Don Carson, di Susqueanna Financial Group, osa una spiegazione diversa, condivisa da molti: «Ulteriori riduzioni delle stime sulle scorte non sono politicamente desiderabili, perché i rincari del mais indebolirebbero il sostegno della pubblica opinione verso i sussidi a favore dell’etanolo, che sono il cardine delle politiche della Casa Bianca sui biocombustibili». Nelle stime Usda accrescono comunque, a livello globale, le scorte finali sia di cereali foraggeri che di frumento, grazie a un cambiamento favorevole delle attese sulla produzione. Lo stesso vale per i semi di soia, sebbene per gli Usa sia confermato un livello di stock pari ad appena tre settimane di consumi.

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