Sistema pensionistico: quale riforma

11 aprile 2011
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L’età pensionabile è un problema sociale e politico su cui ciclicamente i grandi dell’economia s’interrogano, per arrivare, spesso, alle stesse soluzioni di sempre. Anche l’Economist ha recentemente trattato l’argomento (riportato in Italia da Il post) e ha sostenuto che l’innalzamento dell’età pensionabile è necessario e non è traumatico.

Partendo dall’analisi della situazione socioeconomica statunitense, si spiega che una manovra del genere non è assolutamente il riflesso dell’allungamento della vita media. Cioè non si allontana il momento della pensione soltanto perché si vive di più. In realtà è necessario che si resti a lavoro per sostenere il sistema previdenziale. Sembra l’immagine del cane che si morde la coda ma è anche vero che se il tasso di natalità resterà ancora così basso, negli USA, nel 2050 ci saranno soltanto 2,6 lavoratori per ogni pensionato e con le loro tasse dovranno pagare le assicurazioni altrui. Se ne parla perché nel Vecchio Continente il panorama non è meno roseo, infatti, la stessa previsione, sul nostro Paese parla di 1,5 lavoratori per ogni pensionato del 2050.

La soglia dell’età pensionabile, pensano economisti e politici, potrebbe/dovrebbe sfiorare i 70 anni. E, a quanto pare, non c’è da preoccuparsi per il futuro lavorativo dei giovani che così non avrebbero alcuno sbarramento per l’ingresso nel sistema economico-produttivo. Il numero di posti di lavoro, infatti non è fisso, almeno non dovrebbe, e l’equazione più lavoro = più produttività = più posti di lavoro, dovrebbe far sperare bene le nuove generazioni. Al di là delle convinzioni politiche e personali e delle soluzioni possibili, una cosa è certa: il sistema pensionistico va riformato. Il come è da decidere.

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