Bond Grecia, ecco i motivi per non investire più

15 aprile 2011
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Ieri, i bond greci sono schizzati in alto, toccando livelli di rendimento, che sembrano ormai fuori controllo, con tassi sui titoli a scadenza 2013, ossia sui biennali, al 18,22% e sui titoli a cinque anni, al 17,77%, mentre i decennali hanno oltrepassato la soglia del 13%, toccando il 13,13%.

Come qualche giorno fà per il Portogallo, quindi, i rendimenti più generosi si trovano sul segmento di breve e lungo termine, il che potrebbe sembrare una contraddizione, rispetto al normale trend di mercato, ma ciò non sta avvenendo a caso. 

In realtà, in genere la curva dei tassi tende a decrescere, quando vi è una previsione di discesa dei tassi, il che non è esattamente questo caso. In verità, ieri, i mercati hanno in parte scontato il timore che Atene sia costretta da qua a giugno a richiedere una ristrutturazione del debito, ipotesi che viene quasi caldeggiata dalla Germania, la quale non è fiduciosa sulla capacità della Grecia di fare fronte a un debito di 340 miliardi di euro, pari al 152% del pil. E mentre quest’anno il disavanzo di oltre il 10% del pil verrà coperto dai prestiti della UE, l’anno prossimo si prevedono ben 27 miliardi di dollari, che Atene dovrà chiedere ai mercati, che difficilmente glieli concederanno, se non a tassi da paura.

Ora, la ristrutturazione del debito è un’ipotesi che dovrebbe spaventare gli investitori, perchè potrebbe comportare un allungamento delle scadenze, o una diminuzione dei tassi, o ancora un taglio del capitale in mano agli investitori, o tutte e tre le cose.

E’ comprensibile che tassi al 17-18% possano sembrare piuttosto appetibili, specie se vengono offerti da uno stato dell’Unione Europea, quindi, tendenzialmente sotto l’ombrello di protezione di Europa e BCE. Ma la situazione non è più così tranquilla, e l’eventualità che ci si avvicini a un default greco si avvicina, non essendo più sostenibile una situazione del genere.

Quindi, si consiglia di disinvestire dai titoli greci non appena sia possibile, e di non investire nuova liquidità sui bond ellenici, se non per scadenze di lungo-lunghissimo termine, che dovrebbero essere al riparo da un’ipotesi molto realistica di ristrutturazione del debito.

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