Meglio se di famiglia

17 aprile 2011
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L’ha spiegato un rapporto del 2010 dell’Osservatorio Aidaf-Bocconi e torna a parlarne Il Sole 24 Ore: le aziende medio-piccole, soprattutto in Italia, rendono di più se restano a conduzione famigliare, se per tradizione sono gestite sempre da imprenditori “con lo stesso cognome”.

Negli ultimi anni, tante noti colossi “industriali” famigliari, hanno venduto il gioiello di famiglia per motivi legati alla crisi economica. Eppure, superato il momento di difficoltà, più di un imprenditore è tornato sui suoi passi. Ecco qualche esempio da cui prendere spunto.

Ultimo nelle cronache industriali del Belpaese è la vicenda della B&B Italia, il marchio italiano di arredamento guidato dalla famiglia Busnelli: l’azienda fondata da Pietro Busnelli nel 1966 in un piccolo paese in provincia di Como, Novedrate, è passato nel 2003 sotto il controllo del fondo Opera con l’intento di essere quotata in borsa. Fallito il progetto, però, la famiglia Busnelli si è riappropriata dell’azienda nella sua interezza.

Una storia analoga è quella di Pietro Barilla che fu costretto negli anni Settanta a vendere l’azienda alla multinazionale Grace. Sono bastati otto anni per recuperare la liquidità necessaria a ricomprare l’azienda.

Si potrebbero ancora citare le vicende dei maestri d’ascia dell’Apremare, oppure della famiglia Borletti che tiene le redini del gruppo Rinascente, e di tante altre realtà locali. Una cosa è certa: la ricerca ha dimostrato che quando l’azienda, dopo un periodo di crisi, torna nelle mani degli antichi proprietari, il territorio torna a sorridere a questi imprenditori.

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