Titoli greci, esplodono tassi

19 aprile 2011
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Ennesima giornata nera per la Grecia, ennesima conferma di ciò che i mercati finanziari pensano: Atene si avvia verso un default.

Ieri, il Ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, ha ribadito che a suo avviso per la Grecia sarà inevitabile la richiesta di una ristrutturazione del debito, che potrebbe avvenire entro l’estate.

E la prossima scadenza a cui si guarda è giugno, quando Atene dovrà fronteggiare alcuni impegni di rimborso. 

I timori sono ormai così consolidati che nella seduta di ieri, i titoli decennali greci hanno raggiunto il picco del 14,56%, ben 1061 punti base in più dei decennali tedeschi. E i titoli a due anni hanno raggiunto rendimenti esplosivi del 19,36%, con i “credit default swaps”, ossia le assicurazioni sui titoli di stato,  che misurano il rischio default di uno stato, che schizzano a 1211 punti base, o 12,11%, palesando un’avvertito rischio di grossa entità.

Ciò che spaventa gli investitori è la possibilità che venga effettuato il cosiddetto “haircut”, ossia il taglio nominale del valore dei bond greci sottoscritti, per ridurre l’indebitamento del debito di Atene. A questa ipotesi si aggiungono poi il rischio di allungamento delle scadenze e di una riduzione dei tassi.

Nessuno ritiene che con questi rendimenti la Grecia possa tornare sui mercati nel 2012, per finanziare il suo indebitamento, dopo un 2011 in cui non dovrà confrontarsi con gli investitori, grazie agli aiuti di UE e Fmi.

Le prospettive si aggravano a tal punto che investire oggi in titoli di stato greci, con scadenze pari o inferiori a cinque anni, equivale a un rischio altissimo di perdita di parte del capitale investito.

C’è poi il capitolo Finlandia. Le ultime elezioni di domenica hanno visto l’ascesa del partito di destra anti-salvataggi, che se dovesse determinare gli equilibri del nuovo governo, come ci si immagina dai numeri, e attraverso l’esecutivo di Helsinki, bloccare il piano di sostegno finanziario ai Paesi in crisi, allora le prospettive di stati come Grecia, Portogallo e Irlanda si farebbero ancora più drammatiche. Ma per ora resta solo un’ipotesi teorica.

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