Commercio elettronico: quattro direttive UE aumenterebbero di 10 mld di euro i costi per clienti e gestori

20 aprile 2011
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Se dovesse passare la proposta del Parlamento europeo sui diritti dei consumatori, sarebbero10 miliardi di euro che il settore dell’e-commerce dovrà sostenere e che ricadranno sui clienti online. A sostenerlo è Netcomm -Consorzio del commercio elettronico italiano- insieme ad altre associazioni di rappresentanza del settore in Europa, la francese Fevad (Fédération e-commerce et Vente à Distance) e l’inglese Imrg (Interactive Media in Retail Group).

Sono quattro gli articoli della direttiva europea che vengono contestati dalle associazioni di categoria. Uno è l’articolo 22 sulla libertà di contratto, secondo il quale i siti di e-commerce avranno l’obbligo di consegnare in tutta Europa. “In tal modo una piccola realtà che decidesse di aprire un sito in Italia o in uno qualsiasi degli altri Paesi dell’Unione Europea, avrebbe l’obbligo fin dall’inizio di prevedere un sistema di pagamento con 7 valute differenti, un sistema di traduzione in 25 lingue e dei contratti di spedizione in 27 Paesi. Si tratta di una complicazione che avrebbe come risultato immediato il freno di qualsiasi iniziativa imprenditoriale e l’uccisione sul nascere di qualsiasi start up online”, si legge in una nota di Netcomm. Gli altri tre articoli contestati si riferiscono invece al diritto di recesso. “La nuova direttiva introdurrebbe un ampliamento considerevole dei tempi per effettuare il reso, consentendo di effettuare la notifica entro 14 giorni e la restituzione entro i successivi 14. In totale si quadruplica o triplica, a seconda dei Paesi, il tempo per restituire il prodotto, lasciando quasi un mese di tempo (28 giorni) per esercitare questo diritto”, spiega Netcomm, contestando anche le modalità di rimborso. “Il sito di e-commerce è tenuto al rimborso del consumatore entro 14 giorni e non più entro i 30 prima consentiti. Questo può generare l’assurda situazione di dover rimborsare il bene prima di riceverlo indietro e quindi non avendo la possibilità di verificare che il prodotto sia integro, non utilizzato e uguale a quello spedito”. Nel caso dovesse passare tale direttiva, si verificherebbe un incremento dei costi di trasporto che a “circa 10 miliardi di euro”, secondo il presidente di Netcomm Roberto Liscia. “Ad oggi, infatti, i costi di trasporto dell’e-commerce europeo valgono circa 5,7 miliardi di euro. Con la nuova legislazione salirebbero a 15,6 miliardi. Questi emendamenti provenienti dall’Europa sono i più devastanti mai proposti in materia di commercio elettronico. Oltre a non essere necessari, genererebbero un incremento dei costi che ricadrebbe inesorabilmente su un peggioramento dei prezzi per i consumatori”, ha concluso Liscia.

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