Swap, costi occulti condannati. Unicredit perde la causa con il Comune di Ortona (Chieti)

21 aprile 2011
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Unicredit esce nuovamente sconfitta in un processo sui derivati: dopo il Comune di Rimini, questa volta è Ortona (Chieti) a vincere al causa, con una sentenza che va dritta al cuore dei problemi trattati anche nel processo sugli swap milanesi contro quattro banche (Jp Morgan, Depfa, Ubs e Db), 11 loro funzionari e due esponenti del Comune (Palazzo Marino è parte civile): stiamo parlando del caso dei «costi impliciti» nei contratti.

La pronuncia 5118/2011 della VI sezione civile del Tribunale di Milano ha invalidato tre collar swap stipulati il 10 gennaio 2006 fra UniCredit e il Comune abruzzese, al quale è stato riconosciuto un risarcimento da quasi 345mila euro. La nullità è stata decisa poiché al momento della sottoscrizione i tre contratti avevano un valore negativo per il Comune, ma gli amministratori locali non avevano ricevuto tutte le informazioni  necessarie e il «rosso» non era stato nemmeno compensato con un upfront (il versamento iniziale nei confronti dell’ente sottoscrittore che spesso ha accompagnato l’avvio di swap “pubblici). La materia è complessa, e bisogna essere cauti con i parallelismi (il processo sui derivati milanesi è anche in sede penale). Rispetto alla sentenza riminese, l’aumento di “peso” della decisione è comunque netto. Le motivazioni, che saranno depositate nei prossimi giorni, dovranno andare a fondo nella spiegazione dei «costi occulti», accanto all’inefficienza dei cap (tra il 7% e il 9%) e dei floor (tra il 4% e il 5%) posti nel collar (corridoio) swap.

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