Asta Portogallo conferma crisi lusitana

21 aprile 2011
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Ieri, l’agenzia del debito portoghese ha collocato titoli di stato trimestrali e semestrali, per un valore complessivo di un miliardo di euro. La domanda è stata sostenuta, in crescita, rispetto alle aste precedente dei titoli a 3 e a 6 mesi, ma il costo di questo apparente successo è stato l’ennesimo rialzo dei tassi, giunti a livelli di evidente insostenibilità.

Il segmento a sei mesi ha visto l’offerta dello stato di 320 milioni di euro in titoli, prontamenti assorbiti dalla domanda, ma a un rendimento medio del 5,529%, contro il precedente 5,117% del 6 aprile, quindi, un balzo di 41 punti base, in sole due settimane esatte.

Quanto al segmento trimestrali, l’offerta è stata di 680 milioni di euro, anch’essa assorbita senza difficoltà dalla domanda, ma anche in questo caso si è pagato lo scotto del boom dei tassi, che registrano un’avanzata al 4,046%, contro il precedente rendimento del 3,403% dell’asta del 15 dicembre; un’impennata di ben 64 punti base circa, il che conferma i timori crescenti sui mercati, riguardo al più breve periodo, con una situazione in evoluzione da qui a giugno per Portogallo e Grecia, in particolare.

Con uno spread sui decennali tedeschi di 587 punti base, Lisbona non potrà più continuare a finanziarsi a questi tassi, perchè rischia l’insolvenza da qui a pochi mesi.

Ormai, i mercati puntano alla presentazione di un piano immediato di risanamento, che miri ad ottenere presto gli aiuti promessi da Bruxelles. In vista, ci sono rimborsi a metà giugno, per 4,9 miliardi di euro, che il Portogallo non sarebbe in grado di fronteggiare, in questa situazione.

Le previsioni parlano, dunque, di un’intensificazione delle tensioni sui due Paesi periferici dell’area euro, poichè entrambi gli stati saranno oggetto di eventi, che potrebbero determinare in un senso o nell’altro il loro futuro finanziario prossimo. E che i destini dei due stati siano legati lo dimostra anche il fatto che un possibile default greco, mascherato da ristrutturazione del debito, si ripercuoterebbe soprattutto su Lisbona, con la difficoltà quasi completa di reperire fondi sui mercati.

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