Draghi: l’Italia sta uscendo dalla crisi, ma la crescita è troppo lenta

22 aprile 2011
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Nonostante alcune stime indicano che l’Italia stia uscendo lentamente dalla recessione, con il ritorno del Pil ai livelli pre-crisi, sussiste ancora un forte divario con i paesi Ue. Il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, punta di nuovo il dito sulla necessità di ritornare sul sentiero della crescita, quest’ultimo da non considerarsi come «un esercizio retorico, ma una riflessione sul futuro del Paese e sulle prospettive delle generazioni ora più giovani».

Il divario tra Italia e paesi UE cui abbiamo accennato all’inizio, riguarda le forti differenze in termini di crescita: quest’anno probabilmente cresceremo intorno all’1%, la Germania al 3%, la media europea all’1,8%. Secondo  Draghi, se non c’è crescita, sarà molto difficile assorbire i tanti disoccupati e sostenere le imprese. Alla base di tutto, ci sono problemi strutturali e punti deboli dell’economia italiana: scarsa competitività del sistema produttivo in testa. Piuttosto occorrerebbe «un’attenta regolamentazione pro competitiva dei mercati, ben disegnata e sorvegliata da regolatori indipendenti» continua Draghi. Quest’ultimo ricorda che punti di forza l’Italia li ha e li ricorda: «La buona tenuta del sistema bancario, la solidità finanziaria di famiglie e imprese, una prudente gestione del bilancio pubblico che ha limitato il peggioramento dei conti pubblici e un indebitamento netto che per la prima volta dall’avvio dell’euro è nettamente inferiore al valore medio dell’area euro. Tuttavia la spesa in conto capitale è fortemente ridotta ai livelli più bassi degli ultimi decenni e la pressione fiscale continua a essere elevata. Per questo bisogna partire dalle tante imprese dinamiche, dalle amministrazioni che innovano e dai giovani con un capitale umano di eccellenza mondiale. Spetta a coloro che a vario titolo gestiscono la politica economica – conclude – compiere il primo passo poggiando su analisi documentate e trasparenti». Sono mesi che il Governatore della Banca d’Italia ricorda questi concetti a coloro che dovrebbero mettere in atto quelle preziose riforme, al fine di dare una scossa alla nostra economia ed al mercato del lavoro. Occorrerebbe regolamentare anche e soprattutto quest’ultimo, poiché negli ultimi anni sono stati erogati troppi contratti di lavoro scellerati, i quali non assicurano futuro, certezze e crescita professionale ed umana. Anche le aziende devono fare la loro parte ed iniziare ad investire sulle persone ragionando a lungo termine, non solo con contratti a tempo determinato di sei mesi, alla scadenza dei quali si deve ricominciare tutto da capo. Quello che occorrerebbe, secondo chi vi sta scrivendo questo articolo, è una visione di lungo periodo attraverso la quale programmare il futuro del nostro paese.

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