1°Maggio, gli italiani chiedono lavoro, il mercato teme l’inflazione

1 maggio 2011
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In quest’ Italia, di grandi lavoratori, ognuno festeggia il 1° Maggio, con un pensiero chi rivolto al lavoro, chi alla stabilità finanziaria, chi con un corteo di partito, oppure chi preferisce assistere al Concerto del 1° Maggio ed essere solidale alle richieste del Popolo, ma c’è anche chi, con un occhio critico al mercato, teme l’inflazione. Di fatto, le correzioni a cui assistiamo, da un lato mortificano e spaventano gli investitori non professionali, dall’altro, eccitano quanti colgono tali ampiezze per rafforzare le loro posizioni. La cosa interessante è che tali correzioni alla fine contribuiscono ad accumulare energia cinetica: quando le tensioni raggiungono il loro limite estremo, tale energia imprime alla domanda una risalita di prezzi sino ad assorbire completamente gli effetti negativi dei prodotti, con il risultato che le vendite consentono progressi che potenzialmente possono sconfinare oltre i precedenti picchi da cui la correzione ha preso vita. E’ questa in estrema sintesi la lettura comportamentale che si desume dall’andamento delle ultime settimane. Nulla è cambiato rispetto agli andamenti subordinati al ciclo espansivo dei mercati delle commody e dell’equity. L’euro-dollaro aiuta ad avvalorare tale lettura con lo swing che da 1,45 l’ha spinto verso il supporto 1,42/4160, confermando la violazione della precedente resistenza. L’argento dopo il test target a quota 40, non solo non subisce il flusso opportunistico delle prese di beneficio esprimibile dopo un rialzo del 100% ma continua ad accellerare in direzione del successivo obiettivo di stima a quota 60 Usd/Oz. L’oro progredisce in parallelo, sotto la spinta meno vigorosa verso 1.580 dollari e non si tratta del livello esaustivo. E’ chiaro che il mercato continua a temere da un lato le pressioni inflattive non sufficientemente corrette delle banche centrali occidentali, dall’altro la conferma della sfiducia verso condotte di policy monetaria anticonvenzionali. Si va verso un inevitabile squilibrio tra valori espressi dalle commody e tassi eccessivamente accomodanti negli Usa. Un segnale d’inversione di tale orientamento contribuirebbe a rianimare il dollaro ed a raffreddare le materie prime, mentre comunque oggi, si continua a festeggiare.

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