Btp contro il rischio Efsf

6 maggio 2011
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A marzo il Consiglio Europeo ha posto le basi per affrontare il problema della solvibilità di molti Stati Membri. In primo piano l’ampliamento delle garanzie del fondo Etsf a 440 miliari di euro, che diventeranno 500 nel luglio del 2013, con l’entrata in vigore del fondo permanente Esm. Ancora piu’ significativo l’aiuto concesso in termini di costo del finanziamento: l’aggravio per prestiti triennali sarà di 200 punti base e di ulteriori 100 per scadenze superiori. Tutte queste notizie non sembrano però aver impatto sui mercati: dopo aver diviso l’Europa in due, tra Paesi virtuosi e Paesi periferici, anche la “periferia” sembra essersi scissa. I rendimenti di Grecia, Irlanda e Portogallo si mantengono sui massimi assoluti, anche per scadenza coperte dall’assistenza del Efsm, mentre Italia e Spagna mostrano un buon recupero, immuni all’effetto contagio. In realtà non si stanno ignorando i passi in avanti, ma è il riconoscimento che l’obiettivo a cui tendere non è quello di un salvataggio incondizionato, ma di fornire la liquidità che permetta agli organismi locali di implementare in tutta tranquillità le riforme strutturali ed il consolidamento fiscale necessario per innescare un serio correttivo.

Spread in difficoltà, quindi è improbabile che gli spread dei Paesi che hanno fatto ricorso agli aiuti europei possano migliorare nel breve periodo, proprio perchè scelte come l’indicizzazione dei salari, l’età pensionabile o i tagli alle spese sono argomenti politicamente spinosi che possono mandare in crisi un governo come dimostrano i recenti casi di Irlanda e Portogallo. Il rischio di investire in questi Paesi si mantiene quindi tuttora elevato,anche se altamente remunerato, adatto ad un profilo di rischio decisamente alto. Se al momento ipotesi di fallimenti non sono state prese in considerazione, anche per per ricadute che si avrebbero sugli istituti bancari, principali compratori del debito estero, è possibile nel corso degli anni, se la situazione non cambiasse radicalmente, che alcuni paesi dovranno tentare una soluzione negoziale con i propri creditori.

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