Crescono i mutui variabili con cap

17 maggio 2011
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I mutui a tasso variabile, i più vantaggiosi sul mercato, provvisti di cap, cioè di tetto massimo per la definizione dell’aumento, sono in aumento. Sempre più acquirenti, aspiranti mutuatari, fanno richiesta di questa soluzione. Probabilmente è il cap, cioè il sistema che protegge dall’aumento delle rate oltre una certa soglia di tassi, ad attirare l’attenzione dei consumatori. Gli analisti, invece, sono di parare contrario e ritengono che non sia proprio il massimo della convenienza, perché sul lungo periodo appare una soluzione cara.

Ecco come spiega la tendenza, il Sole 24 Ore: “Risponde a un’esigenza emotiva forte dei richiedenti, ma nasconde una bassa convenienza – spiega Stefano Rossini, amministratore di FairOne, società che gestisce il servizio MutuiSupermarket.it –. Innanzitutto perché la soglia del cap sta aumentando. Ormai la media si è spostata dal 5,2 al 5,7 per cento. Ciò significa che, ipotizzando uno spread dell’1,7% dovremmo aspettarci un rialzo degli Euribor (i parametri a cui è agganciata la maggior parte dei mutui variabili, ndr) al 4%, di circa 275 punti base rispetto ai livelli attuali”. Il tema non è se l’Euribor possa raggiungere tali livelli, perché statisticamente tende a oscillare tra l’1 e il 5%, ma per quanto tempo possa restarvi. Perché il lasso di tempo in cui la protezione verrebbe esercitata rischia di essere esiguo, tale da non ammortizzare i 50 punti base in più di spread che un variabile con cap costa oggi in media in più di un variabile puro.

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