Banche inglesi, rischio polizza

18 maggio 2011
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Il conto finale rischia di avere le dimensioni di un mini crack sui conti delle banche inglesi. La Financial service authority (Fsa) si è dimostrata ottimista nel fissare in 4,5 miliardi di sterline il costo globale a carico del sistema del credito per compensare i clienti a cui erano state piazzate polizze assicurative inutili. E’ possibile che la cifra salga molto,anche fino a raddoppiare, come ipotizzano alcuni analisti che si spingono a pensare ad indennizzi fra gli 8 e i 9 miliardi di sterline. Dipenderà dall’attenzione dei clienti perchè le banche fanno sapere di rinunciare ad ogni scontro legale e di essere disponibili a comunicarlo alle parti in causa, ma non si mobiliteranno per allertare l’intera comunità finita nella rete di Ppi, payment protection insurance. Si tratta di polizze offerte a chi accende un mutuo immobiliare per protegerlo dalle conseguenze della perdita di lavoro o da un improvviso calo di reddito tale da impedirgli di fare fronte alle rate. Eccellente prodotto se non fosse per una serie di clausole affatto evidenti che rendevano in molti casi assolutamente inutile l’ assicurazione. Negli anni del grande boom immobiliare britannico le polizze Ppi hanno rappresentato un eccellente prodotto per gli istituti emittenti ed hanno continuato ad esserlo fino a quando la vicenda è finita davanti alla corte di Londra. I giudici hanno condannato il comportamento delle banche. Dopo qualche settimana di resistenza il fronte credito ha ceduto. Per prima è stata Lloyds bank, il maggiore istituto retail del Paese che si è vista costretta ad accantonare 3,2 miliardi di sterline gettando i conti del primo trimestre in profondo rosso. Poi, a seguire, è stata la volta di Barclays, Hsbc,e Rbs che è l’unica fra le maggiori banche a non aver reso noto l’esposizione ai Ppi.

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