In aumento casi di suicidio tra i disoccupati e detenuti

20 maggio 2011
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Da una triste indagine statistica da parte di Eures, emerge un quadro agghiacciante sul fenomeno del suicidio in Italia tra i disoccupati ed i detenuti. Il rapporto stima 2.986 casi, il 5,6% in più rispetto al 2009: tra i disoccupati, uno al giorno si toglie la vita ed è record di casi causati da motivi economici. Il rischio più alto lo corrono i vedovi e separati, mentre l’area più colpita è il Nord che fa registrare oltre il 53% sul totale nazionale. Ma non è l’Italia a detenere questo triste primato, bensì Grecia e Cipro.

Secondo la ricerca, la crisi economica ha influenzato pesantemente l’aumento dei casi: sono stati infatti 357 i suicidi compiuti da disoccupati nel 2009, con una crescita del 37,3% rispetto ai 260 casi del 2008. Molti di questi, erano persone espulse dal mercato del lavoro (272 in valori assoluti, pari al 76%, a fronte di 85 casi di persone in cerca di prima occupazione). I numeri dicono che ci sono stati 18,4 suicidi ogni 100mila disoccupati (il valore sale a 30,3 tra gli uomini a fronte di 5,7 tra le donne) contro 4,1 suicidi tra gli occupati (6 tra gli uomini e 1,4 tra le donne). Dal punto di vista geografico, il 53,6% dei casi si è registrato nelle regioni del Nord, ma nel 2009 il fenomeno è cresciuto in maniera più consistente nel Mezzogiorno. Gli indici più alti si sono registrati in Sardegna, regione con il più alto tasso di disoccupazione. Anche la situazione nelle carceri desta preoccupazione: nel 2009 ci sono state 72 vittime, il numero più alto degli ultimi vent’anni, e nel 2010 (66 casi). Il sovraffollamento delle strutture e le condizioni in cui esso costringe i detenuti fa sì che il rischio nelle carceri sia venti volte superiore rispetto a quello complessivo. Disoccupati e detenuti sono quindi a rischio. La medicina contro questo fenomeno? Lavoro e condizioni di detenzione più umane. La politica che fa?

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