Standard & Poor’s: debito pubblico italiano e crescita sotto la lente d’ingrandimento

23 maggio 2011
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Standard & Poor’s ha rinominato l’outlook dell’Italia da stabile a negativo, avendo convalidato il rating A+ al debito a lungo termine. In una nota, l’agenzia ci tiene a sottolineare che “le attuali prospettive di crescita sono deboli e l’impegno politico per riforme che aumentino la produttività sembra incerto”. Secondo S&P’s la stagnante situazione politica italiana sta contribuendo ad un eccessivo rilassamento della gestione del debito pubblico.

La conseguenza, potrebbe essere una diminuzione delle prospettive dell’Italia di ridurre il debito pubblico. Decisa la replica del ministro dell’Economia Giulio Tremonti:  “L’Italia rispetterà i suoi impegni. Le valutazioni espresse e confermate nei giorni scorsi dalle principali organizzazioni internazionali sono molto diverse da quelle espresse oggi da Standard & Poor’s. Inoltre i dati della crescita economica e del bilancio pubblico sono stati costantemente migliori del previsto. L’unico elemento nuovo, pare costituito dal rischio di una possibile ‘paralisi’ politica (political gridlock). Questa è da escludere in assoluto. Per quanto riguarda l’economia, il governo ha avviato ed intensificherà il ciclo di interventi riformatori; per quanto riguarda il bilancio pubblico, sono in avanzata fase di preparazione i provvedimenti mirati al rispetto dell’obiettivo di pareggio di bilancio per il 2014. Questi avranno entro luglio l’approvazione da parte del Parlamento”. L’outlook negativo sull’Italia rimanda la previsione di S&P’s dei rischi collegati al programma di riduzione del debito nel periodo 2011-2014 ed implica una possibilità su tre che i rating possano essere ridotti nei prossimi 24 mesi. I rischi sono collegati alla crescita dell’economia, la quale si è dimostrata più debole delle attuali stime, che prevedono un +1,3% nel periodo 2011-2014. Secondo S&P,  è la limitata capacità dell’economia italiana di avvantaggiarsi del consolidamento della domanda esterna, a riflettere la bassa crescita della produttività, la limitata mobilità nel mercato del lavoro, e la costante riduzione di competitività internazionale negli ultimi dieci anni.

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