L’estrazione di rame è ai minimi storici

24 maggio 2011
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I dati sull’estrazione di rame delle maggiori industrie minerarie quotate in borsa generano preoccupazione, al punto che molti analisti fanno previsioni sempre più ribassiste. Da un’indagine condotta dalla Reuters sui bilanci di 11 gruppi, produttori di circa un decimo dell’offerta mondiale, emerge che nel primo trimestre l’estrazione di concentrati è scesa dell’8,1% rispetto al 2010, attestandosi a 1,84 milioni di tonnellate. Tale diminuzione è dovuta sia allo sfruttamento di vene meno abbondanti di metallo in alcune grandi miniere, sia a problemi meteorologici come le alluvioni che hanno interessato l’Australia.

La società maggiormente più colpita è Rio Tinto, la quale ha subito il maggior rallentamento delle attività estrattive (-23,7%). Stessa sorte è toccata ad Xstrata (-14,6%) e AngloAmerican (-10,1%). L’indagine della Reuters ha escluso la cilena Codelco, primo produttore cuprifero mondiale, ma le stime ufficiali provenienti da Santiago dimostrano che anche nel Paese sudamericano l’output di rame ha subìto una drastica frenata (-6,6% in febbraio, seguito da un -0,1% in marzo). Gli incentivi a sviluppare l’estrazione non scarseggiano: le quotazioni del rame sono da mesi al di sopra del costo marginale di produzione (in media 2-2,5 $/libbra). Per questo motivo le industrie minerarie stanno premendo l’acceleratore sugli investimenti, anche se la maggior parte dei nuovi progetti non diventeranno operativi prima del 2012-2013. L’unica capacità aggiuntiva (circa 100mila tonn) giungerà dalla riapertura della miniera messicana Cananea da parte del Grupo Mexico e dal rafforzamento della cilena Esperanza da parte di Antofagasta. Anche la produzione di rame raffinato vive momenti di seria difficoltà: in seguito al terremoto e allo tsunami in Giappone, Mitsubishi prevede un restringimento del 21,7% annuo della produzione di metallo nel semestre aprile-settembre.

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