Fincantieri avvia pesante piano di ridimensionamento degli stabilimenti

24 maggio 2011
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Fincantieri per il 2010-2014 ha presentato un progetto industriale che prevede la chiusura di due cantieri, il ridimensionamento di un terzo stabilimento e 2.551 esuberi, che interesseranno tutte le aree, comprese le direzioni e gli uffici di progettazione. Il piano, presentato ieri dall’ad Giuseppe Bono ai sindacati, mira a contenere la crisi che ha interessato il settore della navalmeccanica, attraverso un taglio netto su tre degli otto siti produttivi del gruppo.

I sindacati affermano che il ridimensionamento è «inaccettabile» e annunciano un otto ore di scioperi entro il 6 giugno. Il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, spiega che è «fondamentale che, fino a quando non saranno attuati concreti e condivisi progetti di riconversione industriale, i piani di chiusura degli stabilimenti non diventino operativi». Illustrando il piano ai sindacati, Bono ha spiegato che Fincantieri deve competere in uno scenario in cui, considerati gli abituali competitor come Stx Europe e Meyer Werft, gli ordini sono dimezzati: le navi da crociera nel 2007 su 16 ordini a livello globale Fincantieri ne ha presi 8, nel 2008 due su tre, nel 2009 uno su uno, nel 2010 due su 6. In questa situazione Fincantieri perde sempre più terreno, ma sarebbe il caso di verificare chi ha sbagliato: le commesse vengono acquisite dai dirigenti di un’azienda, non dagli impiegati o dagli operai, quindi ciò vuol dire che a sbagliare strategia siano stati i primi. Se a disegnare il piano di ridimensionamento degli stabilimenti sono gli stessi che non sono stati in grado di competere nel mercato mondiale, allora c’è da preoccuparsi. Chi ci assicura che questa sia la strada giusta?

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