Euro debole sempre a causa di Atene

25 maggio 2011
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Si consolida la debolezza della divisa europea sui mercati valutari. Questa mattina, la moneta unica si aggira su quota 1,4015 contro il dollaro, confermando i timori degli operatori per il caso Grecia, nonostante ieri il premier Papandreou abbia approntato un piano minimo di privatizzazioni, che scongiurerebbe il default.

La debolezza dell’euro si ha anche con il franco svizzero, il cui rapporto è attualmente a 1,2324, tendendo verso un tasso di cambio di 1,20, nel breve termine.

Euro debole, per problemi interni all’Eurozona, non certo per la forza del dollaro. Non giovano alla moneta unica le notizie sui dati manifatturieri delle Pmi nella zona euro, ai minimi da mesi, che lasciano intravedere difficoltà nella crescita dell’area, con conseguenti problemi nel risanamento dei conti, in particolare degli stati già sull’orlo del baratro.

Eppure, l’accanimento dei mercati contro l’euro non pare trovare corrispondenza sul piano dei titoli periferici, con buoni esiti di aste come quelle di Portogallo, Spagna e Germania, in attesa di valutare gli effetti del richiamo di S%P sul prossimo collocamento di BTp italiani.

Probabilmente continua a pesare per il fattore Grecia la sensazione che vi possano essere difficoltà nella concessione di ulteriori prestiti, data la contrarietà di stati come la Germania e, in generale, del Nord Europa.

Prevedere l’andamento del mercato valutario non è facile, in queste ultime settimane. L’euro è ai minimi da cinque mesi, ma agli inizi di gennaio, proprio quando sembrava avere toccato il fondo contro il dollaro, ha iniziato una risalita, che lo ha condotto a quasi quota 1,50 di solo un mese fa.

A potere risollevare le sorti della moneta unica potrebbe essere l’avvicinarsi della prossima scadenza di luglio, quando il board dell BCE dovrebbe decidere per un rialzo dei tassi di un altro 0,25% o 25 punti base. Tuttavia, non è da escludersi che la delusione agli inizi di giugno, quando non si dovrebbe annunciare una stretta, potrebbe ancora concedere qualche calo, sebbene il rinvio a luglio sia già stato ampiamente scontato sui mercati.

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