BTp: spread in calo, ma tensioni su Grecia continuano

26 maggio 2011
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Una giornata positiva per l’Italia, quella che la seduta dei mercati finanziari di oggi sta esitando. A metà mattinata, infatti, sul mercato secondario, il differenziale tra i titoli decennali italiani e quelli tedeschi è risultato in calo, portando a un restringimento a 168 punti base, contro i 172 bp della chiusura di ieri, quando lo spread era salito fino a 178 punti.

Il calo dello spread conferma che le tensioni sull’Italia non si sono consolidate, nonostante i richiami di Standard & Poor’s e l’abbassamento del suo outlook da stabile a negativo sui nostri titoli di stato.

Che sull’Italia le tensioni si siano allentate non significa che il clima sia granchè migliorato. Oggi, Markit comunica che i “credit swaps default” greci (cds), ossia i titoli di assicurazione, con cui ci si garantisce dal rischio fallimento, richiedono un tasso di 1440 punti base, ossia per assicurarsi dal rischio default di Atene su titoli per un milione di euro, bisognerà pagare ben 144 mila euro, il 14,4%. Quelli italiani, al contrario, risultano in leggerissimo calo, pari a un punto base, portandosi a 170 punti base, circa 8 volte in meno del tasso richiesto contro il rischio Grecia.

I cds sono un indice di rischio e la continua salita dei tassi per la Grecia segnalano la fortissima sfiducia degli operatori, che ormai calcolano le probabilità di default per Atene intorno al 70%.

Tutto ciò, quando mancano quattro giorni all’asta di titoli del Tesoro. In particolare, si prevede l’emissione di nuovi bond italiani tra 6,5 e 8,5 miliardi di euro, così ripartiti: BTp a tre anni, tra 2,5 e 3,5 miliardi, con cedola 3%; BTp a 10 anni, tra 2 e 3 miliardi, cedola 4,75%; Ccteu a 7 anni, tra 1,5 e 2 miliardi, indicizzati all’Euribor a 6 mesi + 1%. 

L’attesa del rialzo sui tassi dovrebbe comportare un aumento dei rendimenti richiesti dal mercato, trattandosi tutti di titoli a medio-lungo termine. Tuttavia, sarà la misura di tale incremento a determinare il successo o meno dell’asta, perchè sarebbe evidente che, oltre un certo limite, interverrebbero fattori di minore fiducia, più che attese rialziste.

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